—Viens, descendons. Je nʼai le temps ni de me rafraîchir, ni de me peigner. Sonne pour dire quʼon nous serve ce thè en bas, et très vite. Le cœur me bat. Chaque parole me coûte un effort; je suffoque. Sois à côté de moi quand je le reverrai, Linette!... Quand je le reverrai, ce sera terrible... Oh, tu ne sais pas, tu ne sais pas comme je lʼaime!

A pianterreno tutti gli impiegati dellʼalbergo fecero capolino per vedere Mimi Bluette. Il Direttore lʼassalì di premure, mentre il dissetato meccanico di Orano riaccendeva davanti allʼalbergo il suo fragoroso motore.

Due belle donne, chʼeran visibilmente le dive di qualche provvido caffè–concerto, prendevano il tè con alcuni ufficiali e con un paio di notabili del Montmartre algerino. Un giovine arabo, dagli occhi simili a grosse agate, la pelle color di bulgaro, esibiva le costose inezie del suo bazar ambulante. Quattro europei discutevano dʼaffari in un gergo fatto dʼarabo e di spagnuolo.

Senza indugio Bluette uscì. La diritta via Prudhon, fra la porta di Orano e quella di Daya, aveva lʼaspetto comune ad ogni Sotto–Prefettura di Francia durante lʼimpero frigio della Terza Repubblica. Qualche gruppo di legionari camminava su lʼorlo dei marciapiedi, con lʼaria sfaccendata, stanchi del clima pesante, le mani conficcate nelle saccocce, adocchiando le ragazze che passavano, aspirando con ingordigia il fumo soave che produce la bionda foglia del tabacco dʼAlgeria.

Cadeva sul rettilineo delle case unʼazzurra oscurità; la vita provinciale del grande accampamento europeo molestava col suo rumore pomeridiano il profumato silenzio del cielo dʼAffrica. E lʼindigeno passava, tra quella folla dʼinvasori e di meticci, come un intruso che ne fosse il recondito padrone.

Quando giunsero davanti alla caserma, tutta la rue de Tlemcen era piena di soldati. La musica militare camminava tra uno stormo di monelli, verso il Giardino Pubblico.

Le balie dʼEuropa non si sarebbero dunque annoiate nemmeno a Sidi–bel–Abbès. La Francia di Mimi Bluette amministra le sue Colonie come può, ma non trascura in ogni caso di allietarle con musiche militari. Questa è senza dubbio una ottima determinazione.

Allora ella scese dallʼautomobile con il suo piede leggero, e passò davanti alla sentinella. Siccome avrebbe camminato chissà fin dove, tanto era stordita, il caporale di guardia la fermò. Le si mise davanti con le sue larghe spalle quadrate, portandosi la mano alla visiera:

—On nʼentre pas, Madame. Cʼest défendu.

—Ah...