—Cʼest bien le 1.er Etranger, comme vous dites. Mais jʼarrive de lʼintérieur, moi, et je ne les connais pas tous. Attendez voir, la dame; nous allons vous faire parler avec lʼofficier de garde.

—Merci, mon brave.

Il caporale si volse, chiamò un legionario:

—Eh, toi, Gouin! va donc appeler le lieutenant Silles. Tu le trouveras au mess. Y a des dames qui le cherchent. Dépêche–toi, Gouin!—Poi si rivolse amabilmente alle due visitatrici:—On ne peut pas vous dire de vous asseoir, car nous manquons de fauteuils, comme vous voyez... mais nous regrettons. Dʼailleurs le lieutenant Silles a de longues jambes!

In verità il caporale di guardia non aveva esagerato: quel tenente Silles presentava una strana rassomiglianza con il dromedario da corsa, e dello stesso animale aveva, nella barba, nei capelli e nel colore del viso, la rossastra biondezza.

Si presentò con un rigido saluto militare, pronunciando un «Mesdames?» asciutto e lunatico, mentre non cessava dal masticare con la mandibola ossuta il boccone del suo pranzo, che aveva interrotto malvolentieri.

Considerò quelle due donne, dallʼaspetto molto singolare per una caserma di Sidi–bel–Abbès, poi, con un gesto quasi gentile, disse loro brevemente che si compiacessero di seguirlo. Entrò in una piccola stanza, dove cʼeran un paio di seggiole, un tavolino ed una specie di ottomana. Era probabilmente la sala dellʼufficiale di guardia. Puzzava di rinchiuso e di aspro tabacco.

Egli avanzò due sedie, le invitò a prendervi posto, accese una sigaretta, e, scovertosi il capo tutto selvoso dʼuna ispida cotenna, gettò con destrezza il berretto sul pomello dʼun attaccapanni.

—A vos ordres, Mesdames,—disse con una voce rapida e ruvida, che al pari di tutta la sua persona pareva essa pure combusta dal sole.

—Je suis M.me Mimi Bluette, et voilà ma femme de chambre. Nous venons de France, de Paris...—disse Bluette con una timida esitazione.