[Illustrazione: DECORAZIONE]

Una mattina Parigi si destò, azzurra e traboccante di fiordalisi, come un raccolto nei mesi dʼestate, quando il grano ha da essere mietuto.

«Mimi Bluette—La Danse du Soleil!...» Sui muri della immensa Capitale brillava come una bionda frivolità il suo limpido sorriso. Dappertutto ella camminava, coʼ piedi nudi, sul rosso tappeto che inazzurrava la giuncatura deʼ suoi fiordalisi. Dietro la sua carne trasparente, dietro i suoi capelli disciolti, si alzava, come la vampa del Gharb, un vortice di fiamme. La Città Stupenda per lʼultima volta sʼimpadroniva della sua bellezza; lʼanima dionisiaca di Parigi per lʼultima volta splendeva nel miracolo della sua danzatrice. Lungo le strade, per ogni quadrivio, nei sobborghi, lungo i moli della Senna, tra un colore di fiamma e di giardino riappariva Mimi Bluette.

I milioni dʼuomini racchiusi nellʼanfiteatro dellʼimmensa Capitale guardavano con un senso dʼamicizia e di piacere il sorriso della divina Bluette.

Non tutti sarebbero andati a vederla, ma tutti ricevevan da quel nome un senso di leggera e trasparente poesia. Era per tutti una cosa loro, un nome che aveva danzato le più belle danze di Parigi, una musica lieve in quellʼenorme tumulto,—anzi un piccolo fiore da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi dʼestate.

—«Mimi Bluette—La Danse du Soleil...»

Cʼera stato un ballo, propagatosi ai quattro angoli della terra, che si chiamava My Blu; cʼera stata una maniera dʼesser belle che si chiamava la maniera di Mimi Bluette; cʼera stato un fiore dellʼanno, coltivato nelle vetrine fosforescenti e venduto a mazzi dalle fioraie de la Madeleine, che si chiamava «bleuet»; cʼera stata la pelliccia, la stoffa, la piuma, il quadro, il libro, lo scandalo, che si chiamavano Mimi Bluette: ossia la musica e la bellezza di questa danzatrice non erano state altro che una bellezza ed una musica della trionfale Parigi.

Le sue candide braccia nude si erano strette come un profumato capestro intorno al collo cattolicissimo di un giovine Re; avevano distratta con pazienza la noia siberiana di un folle Granduca; si erano infine avviluppate con delirio allʼombra di un tragico avventuriero... Parigi non ha mai domandato altro alle creature di sogno e di leggenda che lʼanima di questa Città dionisiaca inghirlanda su gli altari della sua folle paganità, per la gioia di vederle splendere.

«Mimi Bluette—La Danse du Soleil...»

Ora tornava dal Gharb vertiginoso, dai bivacchi dellʼergastolo camminante; portava sul nudo suo corpo lʼombra dʼuna gloriosa bandiera.