Jack aveva ancora i calzoni, My Blu era in camicia. Mise un paio di scarpette in pelle dʼantilope, senza nemmeno infilarsi le calze. Si formò con le trecce un grosso nodo su la nuca. Per terra vʼerano gli indumenti di Jack; non tutti: qualcuno era sul letto.

Comʼegli faceva sempre, per incominciare ad insegnarle una danza nuova, lʼabbracciò fortemente, con una dolcissima brutalità. Poi la tenne fra le sue braccia e prese a farla girare. Fischiettava, per segnare il tempo, lʼaria di «How do You do, Miss Rag–Time?»

Per Mimi Bluette ballare un nuovo ballo era come per certe donne prendersi un amante nuovo. Lo capiva súbito. Di questo Rag–Time impazziva. Lo trovò «foolish and sweet», pazzo e dolce, secondo la definizione di Jack.

Come tutte le danze, questo passo andò a finire sul letto.

—Jack, mon petit...—disse una mezzʼora più tardi My Blu, passando le dita fra i capelli dʼoro dellʼAmericano,—une chose pourtant mʼintrigue... Ce gosse, est–il un petit sujet du Président Roosevelt ou bien du Roi dʼAngleterre? Y–a–t il en toi ce quʼon appelle la voix du sang?

—Question très grave,—rispose Jack. Poi si mise a riflettere. In ultimo affermò:—Sʼil était de moi, jʼen serais bien aise.

—Moi aussi. Au fond je préfère.

—Comme cʼest gentil de votre part, My Blu!

—Mais, vois–tu, il nʼy a guère de contrôle possible, et je serai toujours hantée par ce doute.

—Yes, très grave,—ripetè, per la seconda volta, il laconico Jack. My Blu si fece dare una sigaretta. Ne accendeva quaranta o cinquanta al giorno senza fumarne che un paio di boccate.