Guardo le case di Bilbao. Splendono. Dormono. Son case mediocri, ove regna l'abitudine. Anche in esse, come dappertutto, un uomo ha sposata una donna; dalla consuetudine de' loro amplessi è nato, com'era prevedibile, [pg!181] un figlio. Questo figlio è capriccioso, ingrato, ingordo. Il triste odore della cucina pesa nei loro grevi appartamenti; ogni sera, prima di addormentarsi, contano il denaro guadagnato; lo porteranno alla Cassa di Risparmio; diventeranno vecchi e devoti; per entrare nella grazia di Gesù inviteranno a cena, la domenica sera, il prevosto che maledissero...
Buona gente, perchè siete venuti al mondo? Cos'è per voi la fiamma di questa meravigliosa vita?... Qui, come altrove, il terreno vale un prezzo. Vi cresceva l'erba; ora vi sorgono case. Da una, divenner diecimila e formarono questo grande alveare umano che si chiama città. Fra muro e muro avvengono cose le quali sembrano importanti; ma nessuno si accorge che tutta questa fatica, tutto questo rumore, finisce miserabilmente in un piccolo immondezzaio sotterraneo:—il cimitero.
Sono passato per mille strade, ho veduto le piazze di mille città, ho inteso parlare tutti i linguaggi, sono entrato nelle case umili, nelle case lucenti, ho mangiato il pane che si cuoce con tutte le farine, sono andato in cerca di qualcosa che potesse dare veramente un senso alla vita... ma tuttavia dovrò cercare più lontano, camminare più lontano:—il senso della vita è altrove.
Queste sono le case di Bilbao. Brillano. Dormono. È tardi. Una bella notte passa. Ma io chi sono? Io che faccio? Dove mai sarà la piccola fossa definitiva, il metro quadrato sotterraneo, che fra pochi anni racchiuderà me stesso, il mio cuore spento, il mantello di carne che porto, e con me, per me, l'infinito cerchio dell'universo nella irrevocabile ombra?...
[pg!182] Credete voi davvero nelle favole dei taumaturgi che vi promettono il paradiso?
Davvero voi credete ne' paradisi?
Cominciamo a parlare seriamente, uomini! Tutte queste favole sono vecchie, vecchie, decrepite...
Sì, Madlen, voi avete una bella vestaglia, e siete veramente profumata come il calore di questa notte d'autunno. Le vostre calme braccia sono quasi nude. Guardando voi, penso che vi sono due maniere d'intendere la vita. Sempre due maniere. L'uomo non dovrebbe chiedere alla vita più di quanto essa gli offre. Dovrebbe godere la gioia senza esaminarla, e nel dolore medesimo cercare un poco di poesia. L'uomo, al suo cervello, deve dire:—«Non tormentarmi.» A' suoi sensi deve dire: «Ubbriacátemi!» Ed all'anima, se pure c'è un'anima, deve dire:—« Sii tranquilla; un giorno riposerai.»
Per quanto pensiate, uomini, per quanto voi facciate calcoli assurdi e meravigliosi con la geometrìa de' vostri alfabeti, l'universo è una prigione della quale non riuscirete mai ad evadere su le ali del vostro pensiero.
Ebbene, che importa? I vostri capelli, Madlen, hanno il colore degli abeti quando la sera li veste; mi sembrano—eppure non sono—scuri come le violette. Mandano il profumo dei prati quando è caduta, nelle sere d'estate, la rugiada. Voi siete bella: ecco una limpida verità. Come le prime volte, ora che mi siete presso, desidero il vostro corpo. L'odore che manda il vostro seno così bianco pénetra nelle mie vene, sopraffà il torpore del mio desiderio esausto. Da voi si comunica in me una specie di maravigliosa inquietudine. Penso a quelli che vi ebbero, e vorrei quasi potervi possedere [pg!183] con la fatica di un altro, per custodire in me all'infinito l'ebbrezza che non vorrei disperdere. Più non siete come le altre donne:—ora siete per me la donna che possiede il mio piacere. Sciogliétevi, svestítevi; coricate su molti guanciali, morbidi e alti, le vostre spalle così bianche. Togliete ora da voi tutto ciò che non è vostro; basteranno a vestirvi, nella penombra del paralume, i vostri capelli dolcissimi. Perchè non volete?