Lévati, Vergine di Bartrès!... Dal monastero dove ti hanno sepolta, lévati ancora una volta, co' tuoi capelli pieni di vento; vieni alle rupe di Massabielle e guarda l'opera che hai compiuta.

Fuori dalla vallata selvaggia urlano le città satániche; il fragore dell'oro maledetto piove sugli asfalti lampeggianti; la forza crudele degli uomini curva metalli e pietre; il secolo è pieno di miscredenti; si adora la nudità, si vende la gioia; si fornica senza pudore, si ruba senza vergogna; i tálami son pieni d'adulterio; i preti mentono, i tribunali mentono, i governatori mentono... Lévati, Vergine di Bartrès!

Non c'è nel mondo più luogo per il dolore; la sofferenza diviene ira, diviene speranza di vendetta; quasi nessuno ha tempo di soffrire. Vivere vogliono! urtarsi, calpestarsi vogliono! Le chiese brillano come teatri; anch'esse divengono esibizioni di fasto e di potenza; non si prega nelle chiese; nelle chiese prega soltanto chi ha tempo da perdere. L'umanità sente il bisogno che venga innanzi un nuovo Dio. Forse il medesimo d'una volta, ma che abbia sembianza e spirito d'un Dio del ventesimo secolo. Gli uomini han troppo orgoglio; la potenza del loro ingegno, dei loro eroismi e dei loro delitti, giustifica un tale orgoglio. Si aspetta la nuova Incarnazione, [pg!237] che forse uscirà dal campo, dall'officina o dalla catapecchia. Non senti, vergine di Bartrès, come urlano le città infernali? Non vedi come tutte árdono d'incandescenti fornelli e di bianca elettricità? Non odi come splendendo cantano i loro terribili supplizi? Non vedi che una immensa marea di rivoltosi già viene da tutte le strade, bestemmia da tutte le glebe, ha sete anch'ella dei rossi vini che ubbriacano i pazzi conviti? È la infinita miseria che torna dal fuoco e dalla vanga, dal dolore antico ed inestirpábile verso il miraggio della eterna rinnovazione... Lévati, vergine di Bartrès!

Esce la plebe cristiana dalle nere catacombe. Dio cammina. La forza delle moltitudini è immensa come la forza del mare. Hanno vessilli che bruciano come fiamme. Sono i piccoli uomini di tutte le età, che emigrano da un errore verso un altro errore. L'urlo è immenso. L'urto è immenso. Finirà con creare nuove potenze, nuove miserie; forse, per la speranza dei miserabili, un nuovo Dio.

Ma si troveranno ancora davanti a due strade: una che va incontro alla gioia, l'altra verso il dolore. Son l'uniche due strade che siano tracciate chiaramente nella polvere della vita: la via pagana, dionisiaca, soleggiata, ilare, invereconda;—la via della rinunzia, del pentimento, dell'attesa, del gelo, dell'estinzione.

Due strade, sempre due strade, che dividon gli uomini fra loro, e nell'anima loro. Quella che dice: «Io debbo godere nel tormento;»—quella che dice: «Io debbo umiliarmi nel piacere.»

Due strade, che cercano entrambe la bellezza ed il senso della vita, senza forse intendere ch'entrambe conducono alla stessa finale uguaglianza: il cimitero.

[pg!238] Due strade: l'ostensorio ed il bicchiere di Sciampagna; Petronio e San Francesco; la Maddalena e Manon Lescaut...

Due strade.

In entrambe manca il senso definitivo.