Là intorno, fra quelle ventimila persone che gremivano l'anfiteatro, così curvate verso di lui, così protese a vigilarlo, ch'egli forse ne sentiva battere contro il suo polso le tumultuose vene, là in mezzo, tra quella bianca voragine di facce umane, v'eran le donne che gli avevano [pg!33] mandato lettere d'amore, gli uomini che lo avevano portato su le spalle nei giorni di trionfo, i bimbi che giocavano al toro chiamandosi Bombita, v'eran gli emuli ed i nemici, v'era infine la storia che lo guardava.
La sua fatica era quella di scordarsene, di non considerare quegli spalti gremiti se non come uno sfondo necessario e lontano, quasi come una specie di formicolante velario, che per lui tornerebbe ad essere umanità quando le fanfare inneggiassero alla ben data morte.
Ma non poteva; era evidente che non poteva. Un piccolo spasimo, d'ira o di nervosità, contraeva la sua faccia smorta.
Ed allora mi piacque osservar quest'uomo, che aveva contro sè, non le corna rosse dell'animale insanguinato, ma il potere, la tirannìa, la febbre di ventimila uomini che lo volevano applaudire. Mi piacque l'istante magnifico nel quale dimenticò e si vinse.
Fermo, il toro lo guardava. Col fiocco della coda, simile ad un lungo scudiscio, si batteva minaccioso i fianchi ansanti. Teneva il muso basso, con le narici dilatate, quasi volesse fiutare l'espada e misurare l'attimo della terribile cornata. Non era tra loro più spazio che quello d'un braccio teso, d'una lama diritta.
Bombita battè col piede la terra, quasi per chiamarlo a sè, poi, con baldanza, come si srotola una bandiera, sciolse la sua «muleta» fiammeggiante. Stavano soli, di fronte: l'uomo, sottile come un serpente, il toro, quadrato e sinistro nella sua poderosa immobilità.
E pareva che l'uomo gli dicesse:—«Chinati e guarda. Vedi questo specchio rosso? Ha il colore del mio sangue. Uccidimi, se puoi!»
[pg!34] E come se lo specchio rosso l'avesse in verità abbacinato, ecco, d'improvviso, con una furia belluina, il toro si avventò. Ma l'uomo non fece che sollevare il suo piccolo drappo rosso, inflettere un fianco, ed il lembo del panno strisciò leggermente su la fronte ricciuta dell'assalitore.
Inginocchiatosi nella vanità dell'urto, l'animale battè il muso nella polvere; si volse, irruppe contro l'espada, il quale, per schivarlo, non fece altro che piegare leggermente fino a terra il ginocchio sinistro.
Poi fu tutta una danza serpentina, circoscritta nel raggio di pochi metri, l'uomo fra le corna del toro, di qua, di là, da tergo, di fianco, di fronte,—fantastica ridda e maravigliosa: il toro con tutta la sua forza, l'uomo con tutta la sua temerità.