E questa musica d'amore,—forse la più bella che mai nascesse dai giardini della terra fiorita—questa bianca storia della danzatrice di Mádgala e dell'Uomo di Galil, è quella che oggi ancora sentiamo nascere in noi stessi ogni volta che il nostro cuore trema, è il poema carnale dello spirito, l'eterno peso della terra, che brucia e splende nei voli della umana poesia.

Per ciò voi eravate, Madlen, così persa e posseduta di me, quella sera che noi vedemmo gli storpi urlare nella febbre del miracolo, davanti alla Grotta fiammeggiante. Com'eravate nella Basilica, davanti al mio sogno di allucinato, così, ora e per sempre, in voi, Madlen, confonderò l'immagine della vera Maddalena.

E tutto il cammino che noi compimmo traverso le perdizioni della vita, forse più liberi ci condusse davanti a quest'ora definitiva. La terra buona e dolce, voi [pg!314] e me chiamava dalla vostra carne profumata, mentre il supplizio e la follìa di tutti i miserabili era davanti ai nostri occhi.

Le due maniere di vivere, qui per noi s'incontravano al bivio necessario ed inevitabile.

Tutto il peccato nuovo e giovine della vostra carne splendente m'innamorava in un modo così affascinante, che l'attesa della vostra dedizione per me si confondeva in una specie di voluttà sacrilega. E voi stessa non eravate più quella d'una volta, ma la donna forse della vostra infanzia, una donna che si riaffacciava davanti all'inizio d'ogni cosa della vita, e godeva d'esser stata impura, per meglio poter conoscere alfine, la perfetta colpa.

Davanti a quel mare di folla cristiana così farneticante nel delirio del miracolo, io, chiudendo gli occhi, ripensavo alle bianche albe del lontano fiume Urumea, quando voi eravate ancora una donna bella come il tormento, e la notte io v'attendevo, nella stanza piena di stelle, sommerso nel vento che scendeva da Monte Igueldo pieno di rosai...

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Urlavano; farneticavano; erano lì, proni e scomposti, nelle bende, su le grucce, lividi, contagiosi, monchi, tronchi, senza mento, idrópici come otri, consunti come [pg!315] cánapi, bacati, con la pelle impressa di lue, scotennati, con mandibole torte, con labbri pendenti, argentati di lebbra, con pustole del vaiolo; uno era perfino senza gola e si vedeva l'attaccatura della lingua. I congegni ortopedici picchiavano su l'asfalto; l'odore dello iodoformio stringeva la gola.

Erano lì, centinaia; formavano cerchio intorno al pergamo; strisciavano innanzi, a poco a poco, simili ad un lento groviglio di rettili che volessero avvolgere, stringere, l'enorme idolo della Signora di Lourdes.