La trascinai lontano.
Era mia.
Sentivo terribilmente il bisogno d'immergere la mia viva bocca nella sua carne bella. Non potevo più tollerare quell'odor di ceri e di umanità maledetta; sentivo il bisogno folle di lei, de' suoi profumi, della sua fina cipria, della sua bocca giovine, della sua purezza non infranta.
Quella che a me non diedero le canzoni dei pazzi violini, la scintillante spuma de' bicchieri colmi, diveniva or mia presso la Fontana di Lourdes, nel ribrezzo dell'infinito umano dolore.
Fuggimmo.
I boschi erano verdi, erano fragranti; qualche rosa nasceva, chissà da qual giardino claustrale; il buon odore dell'ultima estate scendeva dagli orti chiusi dei bianchi monasteri.
Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...
Ed io non mi sentivo più un errante, perchè la mia casa eri tu; non un solitario, non un deluso, non un disperso da tutte le famiglie, perchè tu divenivi la mia [pg!334] solitudine, e la mia strada e la mia compagna eri tu. Adesso mi si destava nell'anima una grande malinconia, quasi una bontà nascosta, che non sapevo di portare in me. Avevo trovata un'anima nel tuo corpo giovine come il sole, e stando così presso alla tua bocca desiderata, meravigliosamente sentivo che la mia bellezza eri tu...
Vieni; la notte è quasi profumata come la tua gola che intravvedo. E noi passeremo allacciati sotto i portici di questa vecchia Lourdes, cercando una camera scura, un letto angusto, con due guanciali di freddo cotone, sotto un Crocifisso di legno tarlato. Pregni ancora d'incenso, noi discioglieremo in un tetro albergo di pellegrini questi abiti che portano il segno della nostra insolente paganità. Vieni; così ti amo, così ti voglio, contaminata come sei dal respiro di tutti i patimenti, nuda, come fosti nel Tempio, quando eri la danzatrice di Mágdala...