Nell'alba lontana—io pensavo—anche le stelle muoiono. Qualcosa è laggiù, nello spazio, che gli uomini ancora non hanno definito. Qualcosa avvince tutte le creature all'eterna distruzione, all'eterna aurora... e il mondo si piega, si torce, nel dolore della sua gioia troppo lieve; nulla in sè trova pace; ogni desiderio cerca ulteriori possibilità; la creatura e l'infinito, l'ombra e l'alba, tutto finirà, sparirà... Muoiono le stelle.

Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...

Nell'alba lontana—io pensavo—una vela è partita sul mare. Va per le onde; quasi brilla; incontrerà, fra [pg!344] poco, un raggio di sole. E il mio dolore se ne va con lei, per le distanze che ancora non vidi, ésula, nella trepidazione dell'alba, da questa povera cosa ch'io sono e porta me stesso lontano da me, verso il cuore degli altri uomini; e navigando fra stelle troverà, su le criniere delle onde, un raggio di sole. Nell'alba grigia canta il fiume della divina Bernadette, e suoneranno fra poco le belle campane dorate al Dio mattutino che incendia le splendenti basiliche... Una vela è partita sul mare.

Forse un giorno, quando saremo lontani, tu da me, io da te, Madlen, e la distanza ed il passato—le due vere musiche del mondo—avvolgeranno le nostre anime di camminanti, questa lenta e voluttuosa notte in noi risalirà come il sogno d'una bellezza distrutta, sarà il tormento sottile, divino, d'una illusione che perdemmo, il fuoco e la tremante memoria di un lontano amore che finì.

Forse, talvolta, la sera, quando i treni si addormentano, quando i bastimenti escono dal porto, quando le città straniere, come lontane isole, diventano buie, tu ridiverrai per me, io per te, Madlen, il colore del sogno che fu nostro; e la distanza ed il passato—le due vere musiche del mondo—avvolgeranno le nostre anime di camminanti nel triste, perduto incantesimo della bellezza d'un amore che finì.

Forse, talvolta, la sera, quando la strada passa traverso l'anima di chi va via, quando, nel cuore degli erranti, lontane, brillando si alzano le foglie gialle del passato, qualcosa di noi riudirà, fra le musiche dei pazzi violini, trillare sotto l'archetto dello zingaro le strofe della Chanson du Missouri:

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Et j'eus souvent

d'autres romans,

j'ai connu d'autres baisers,

trop vite épuisés...

A quel tempo il signore Lord Pepe sarà il monarca del feudo di Zarauz; la buia cugina Adelaida, or divenuta con severa cattolicità la viscontessa Fernandez de Higuera, lo avrà lentamente attratto nella viscosità della sua carne romantica e provinciale; a governo di tutto il latifondo siederà il Gesuita macilento ed impenetrábile che fu il ministro-confessore della sepolta doña Isabel.

E Litzine, la bionda come il sole, con i suoi voluttuosi occhi da educanda, seguiterà nondimeno a far cadere nei tranelli di Dánae i suoi piccoli franchi d'argento; in estate a Deauville, d'autunno a Biarritz, d'inverno a Cannes, di primavera sotto le acacie di Armenonville, seguiterà nondimeno a dividere le sue laboriose giornate fra le colazioni di Crisópulo il Greco, i pranzi di Ned l'Americano e le cene del Marchese Sciogatsu, ovverossia il Marchese Capo d'Anno...

E mentre tutti noi consumerà la pesante polvere della strada, ogni anno torneran le rondini su la bianca terra di Guipuzcoa, dove gonfie di maturo pólline le tue rose ubbriacheranno l'estate, o felice Monte Igueldo...