Bombita, nervosamente, afferrò la terza spada.
[pg!37] Sciorinando la sua «muleta» in guisa da ravvolgere come in un laccio l'elsa tentennante, riuscì a divellere quel ferro che non aveva ucciso. Poi si mise con rabbia davanti alla bestia ferita, mirò pochi secondi, scagliò diritto e fulmineo il suo terzo colpo di spada.
Il toro gli spruzzò di sangue la mano ed il viso. Bombita, lentamente, si avvicinò all'avversario.
Questa volta il colpo era stato profondo, giusto, mortale.
Cominciò la enorme bestia a dare indietro, con certi orribili singhiozzi agónici che gli empivano la bocca d'un vomito rosso; poi, di schianto, cadde su le ginocchia, soffiò nella polvere, tentò invano di risollevarsi, rotolò boccheggiante.
Le trombe, con alti squilli, salutarono la vittoria dell'espada.
Volentieri gli furon perdonate dal pubblico le due lame che non avevan ucciso. Quel fantastico padiglione di migliaia d'uomini si piegò verso la lizza come un corpo solo. L'aria fremeva d'applausi, nereggiava di cappelli e di berretti lanciati come ventole a piè dell'espada. Tre pariglie di mule impennecchiate entravano a schiocco di frusta galoppando nell'Arena, per trascinar via le carogne del toro e dei cavalli, che sparivan torcendo verso il pubblico i loro musi convulsi dall'orribile agonìa.
Fermo davanti al pretorio, la mano la cappa e la spada su l'agile fianco, due passi oltre la schiera de' suoi uomini di mantello e di pica, Riccardo Torres—Bombita—innalzava il trofeo della vittoria: l'orecchia recisa del toro.
Tutta quanta la moltitudine stava protesa verso quell'uomo [pg!38] pallido, ed il clamore dionisiaco della folla in delirio s'attorcigliava intorno alla sua gagliarda flessibilità, come se il pugno fermo dell'uccisore sollevasse dinanzi a tutto il popolo una gloriosa bandiera.
Forse non v'è cosa che meglio d'uno spettacolo sanguinario confini e si confonda con il principio della voluttà. Credo fermamente che l'amore del Circo, tanto fervido in Roma e non estinto ancora nella Spagna d'oggidì, abbia la sua profonda radice nella sessualità feroce delle moltitudini.