Sì, Lord Pepe, andremo a bere il tè su la terrazza di Monte Igueldo; e penseremo a doña Isabel, inchiodata nella poltrona monumentale, con un Rosario per braccio, le due Bibbie sotto mano e il testamento olografo sigillato nel libro dell'amministrazione...

Come Dio volle giunsi a rintracciare l'automobile di Lord Pepe tra l'immensa confusione di veicoli d'ogni sorta e le continue fiumane di gente che invadevano il piazzale dell'anfiteatro. Poi, con estrema lentezza, dovemmo compiere tutta la discesa di Monte Ulìa, sul quale sorgono le Arene di San Sebastiano.

Brillavan sotto i nostri occhi le aquile d'oro del ponte di Santa Catalina, ultima barriera verso l'oceano del grigio lento fiume Urumea. Di là, fra i curvi promontori, si sciorinava la città regale, messa più volte a [pg!48] sacco, incendiata, smantellata, or dall'incendio risorta con bianchissimi edifici e larghe strade scintillanti, adagiata lungo la maravigliosa baia della Concha, dalle arene morbide come velluto. Monte Urgull e Monte Igueldo chiudevano, su le opposte rive, l'insenatura del golfo; nel mezzo era l'isola di Santa Clara, ove, in quell'ora calma, tornavano dal tremolante oceano le vele dei pescatori.

Ed ecco, in una sera di Settembre, volando per la Concha lungo il mare, sotto i giardini reali dell'alto Castello di Miramar, imprigionato in quel cofano di cristallo a fianco d'una donna forestiera, io sentivo di andare incontro al pericolo d'una grande poesia.

E nel guardarla pensavo:—«Questo è forse l'amore.»

Pensavo:—«Rubare alle cose, alle anime che passano, il loro profumo più inebbriante, abbandonarle prima che sfioriscano, allontanarsi prima di conoscerne l'agonìa:—questo è forse l'amore. Portare con sè un rimpianto, qualcosa di magnifico e di perduto, smarrirsi nei labirinti della vita portando in sè un desiderio giovine, non ancora disperso in polvere, pensare con una malinconia profumata a tutto quello che poteva essere e che non fu:—questo è forse l'amore. Udire lontano, confusamente, nelle distanze dell'anima, una musica lenta che si trascina come nell'aria un velo, e credere che là indietro, in quella musica del nostro cuore disperso, in quel colore d'aria distante v'era forse, o vi poteva essere la felicità; sognare con occhi pieni d'aurora l'amante nuova che s'incontrerà nei miracoli della strada più lontana:—questo, questo è veramente l'amore.

I suoi occhi mi fecero pensare al profumo che mandano le violette.

[pg!49] I leggeri fili della sua piuma di Paradiso tremavano con una specie di nervosità, come se il delicato grappolo fiorisse da un troppo esile stelo. Immerso nella calda luce della sera, il suo profilo perfetto sembrava trasparente; le ciglia troppo scure, la bocca troppo rossa, tradivan con esattezza il segno dei belletti finissimi. Vedevo il pesante suggello d'ombra sotto il chiarore de' suoi occhi dorati; ma questo visibile artifizio le stava terribilmente bene, rendeva il suo volto meno puro, gli dava uno splendore più torbido, una bellezza più tormentata.

In un vasetto d'argento, fra l'orologio ed il portacenere, due lunghi rami di tuberose fiorivano da un mazzo di gelsomini; qualche petalo s'era sfogliato; cadendo, affondava bianchissimo nella pelliccia d'orso nero.

Avrei voluto dirle una parola d'amore, qualche bella parola d'amore, che inutilmente cercai. E tacendo guardavo le sue mani.