[479]. Il Lupi (Cod. dipl. berg. cit., I, col. 262-63) ha dimostrato che il nome di ecclesia servì ad indicare le sole chiese cattedrali e plebane rurali, mentre le altre chiese furono dette basilicae ed oratorie e, più tardi, capellae.
Il concilio di Pavia dell'850 (ed. Pertz in «Mon. Germ. Hist.» Leges, III, pag. 397) stabilisce al can. 13 che sicut episcopus matrici preest, ita singuli plebibus archipresbyteros preesse volumus qui imperiti vulgi sollicitudinem gerant et presbyterorum qui per minores titulos habitant, vitam jugi circumspectione custodiant.
E. Hacht (Die Grundlegung der Kirchenverfassung Westeuropas, Giessen, 1888, pag. 50-51) ritenne che l'istituzione delle pievi rurali sia dovuta a questa disposizione; ma fin da un secolo circa prima di lui, il nostro Lupi aveva dimostrato con un lavoro poderoso e geniale, degno in tutto e per tutto della dissertazione — tanto lodata, e giustamente, dal Savigny — premessa al codice diplomatico bergomense, che esse risalgono indiscutibilmente ad una remota antichità. Cfr. De parrocchiis cit., dissert. I. passim e specialmente cap. 5, 6, 7.
La ragione delle disposizioni emanate dai due concilî pavesi si deve ricercare nel bisogno di rinsaldare le istituzioni ecclesiastiche, che non potevano non risentire lo sgretolamento che preparava e caratterizzava il feudo.
Vedine un rapido accenno a pag 83-84.
[480]. Cfr. Mazzi A. Note suburbane cit. pag. 168.
[481]. Cfr. nota 2 pag. 165.
[482]. Cfr. il diploma del 1015 (ed. Muratori. Antiq. Ital., Diss. LXXIV) con il quale Enrico III concede a Marciano vescovo di Mantova tutte le chiese battesimali della sua diocesi a cominciare dalla plebem mantuane civitatis, che è ricordata anche nel diploma di conferma del 1055 (Cfr. Id. ibid.).
[483]. Cfr. Lupi Cod. dipl. berg. cit., II. col. 745-46, a. 1084 «... basilica et plebe sancti Alexandri et sancti Vincentii que est de civitate Bergomi».
Cfr. anche Lupi De parrocchiis cit., pag. 147 e segg. e Mazzi A. Studi bergomensi, Bergamo, 1888, pag. 90-91 e Mazzi A. Note suburbane, Bergamo, 1892, pag. 169-70.