Le parole fra parentesi, mancanti nel testo, sono state messe togliendole dal doc. del 1193 (ed. Ughelli, loc. cit., IV, col. 171-72) che riporta tutta la frase intiera.
[522]. Cfr. Schiaparelli L. I diplomi di Berengario I. Roma, 1903, n. XIII, pag. 47.
[523]. Affò I. Storia di Parma cit., Vol. I, pag. 362, doc. 73, a 978.
[524]. La famosa chiesa di S. Giovanni, da privata che era in origine, essendo stata fondata dalla regina Teodolinda nel 602 (P. Diacono. De gest. Lang. cit., IV, 21 e 25) si trasformò rapidamente, tantochè alla metà del secolo nono appare fornita di tutti gli attributi di chiesa matrice e retta da un custos (a. 769 ... Garoin r. d. custodes basilice s. Johannis de fundo Moditia aut qui pro tempore custus in ipsa basilica fuerit. Cfr. Frisi A. F. Memorie storiche di Monza e sua Corte, Milano, 1794, Vol. I, c. 5, pag. 36 e segg. e Vol. II, n. II, pag. 3-4) che esercita le funzioni di capo di una pieve e ne porta anche il nome (a. 879 ott. Petrus archipresbiter huius ecclesie. Cfr. Id. Ibid., Vol. II, n. V, pag. 9. — a. 880 dec. 20. Vincentius archipresbiter et custus ecclesie et canonice. Cfr. Ibid., I, pag. 37 e III, pag. 263) insieme con i preti, i diaconi e i suddiaconi che vivono raccolti in canonica sino dal tempo di Carlo il Grosso e ne costituiscono l'hordo (... de hordine et congregatione s. Johannis dicono numerosi docti del sec. IX e X. Cfr. Id. Ibid., I, pag. 47), detto anche ordo major (1061 mag. ... isto campo deveniat in potestatem de omnibus presbiteris, diaconibus, suddiaconibus vel clericis qui de ordine majore predicte ecclesie sunt. Cfr. Ibid., II, n. XXXVI, pag. 39-40) per distinguerlo da quello dei decumani, i quali, qui come a Milano, formano un corpo ecclesiastico tutt'affatto differente (a. 1035 .... fiat prandium... ad presb. diac. et subdiac. vel clericis qui in eodem ordine ecclesie S. Joh. sunt ET ad presbiteros illos qui decimani sunt. Ibid., Vol. II, n. XXX, pag. 33-34 — a. 1053. Vitalis presbiter de ordine decomanorum s. modic. eccl. Ibid., pag. 38).
Gli ordinarii, al tempo di Berengario I saliti al numero di 32, oltre che dai decumani si distinguevano anche dai custodes, i quali, a norma della disposizione di Teodolinda (P. Diac. loc. cit. Ordinatio vero talis fuit. De rebus s. Johannis nullo modo se debet aliquis intromittere nisi tantum sacerdotes qui ibi deserviunt die ac nocte, tanquam famuli et famule qui ibi subiecti sunt communiter debeant vivere) erano i rappresentanti del diritto di proprietà dei beni, di cui era titolare la chiesa di S. Giovanni (Diploma di Berengario I ai canonici della chiesa di Monza, ed. Schiapparelli L. I dipl. di Ber. I, Roma, 1903, n. 6, pag. 26). — Il re dona tre corti ai canonici imponendo loro varî obblighi fra cui quello di dare annualmente loco oblationis, quinque anforas vini et urnam nec non et frumentum sextaria duodecim CUSTODIBUS eiusd. eccl. — a. 1198. Ego Lombardus Gairoldus custos ecclesie s. Jhoa. consigno dno magistro Corrado et dno Michaeli de Besozo et dno Faravo de Modoecia qui sunt ordinarii iste ecclesie ad partem et utilitatem iste ecclesie terram illam quam habeo et teneo ab ipsa ecclesia. (Cfr. Frisi. loc. cit., Vol. I, pag. 54) e riproducevano esattamente la posizione dei sacerdoti santambrosiani del diploma tadoniano dell'866 di fronte ai monaci istituiti nel 789, e della quale avremo da occuparci più avanti.
[525]. Cod. dipl. long., Porro, col. 539.
[526]. Campi. loc. cit., I, pag. 467.
[527]. Cod. dipl. long., Porro, col. 979-80.
[528]. Cfr. Lupi. Cod. dipl. cit., I, animadv. XXVII, col. 963-84, a cui si può aggiungere il doc. lucchese dell'a. 904 (ed. Muratori. Antiq. Ital. t. VI, col. 407) in cui si ricorda «Vincentius archipresbyter cardinis et vicedominus» e altri sei cardinales.
[529]. Anche a Vercelli erano dette cardinales.