— Ma non rido affatto...

— Riderà dopo e dirà: Che sciocche queste inglesi in maschera!...

— Neanche per sogno.

— E allora che ne pensa?

Penso... Ah! è difficile a dirsi. La guerra ha bruciate in me tutte quelle parole che avrei trovate subito all'epoca nella quale il mondo non era ancora travolto dall'attuale follia criminale. Da lungo tempo non ho vissuto che d'odio, distruzione e morte e mi sembra che per una legge fatale imposta all'uomo da volontà eccelse e troppo miscredute, noi e il nostro piccolo pianeta esaurito, dobbiamo sgretolarci e sparire. Dobbiamo lanciar libera la nostra orbita ad altri corpi vergini, popolati da esseri semplici, intatti, per i quali non vi sarà più alcun peccato d'origine e che non sapranno mai nulla degl'infami assassini che turbinarono nello spazio prima di loro. Guerra? che guerra! È una parola nostra, questa. E noi chiamiamo così un cataclisma che ci è imposto e alla quale la nostra volontà di moribondi è estranea.

Che cosa mormora dunque questa fanciulla? Quale impossibile eco vuol suscitare con le sue parole gentili? Non appartiene anche lei a questo mondo condannato?

Il mio spirito arido non può più risponderle col sorriso d'una volta ed ha acquistato una sincerità brutale, nata dal distacco d'ogni cosa lieta.

Che cosa ne penso? Non v'è che una parola che riproduca quel che ne penso: Niente — e gliela dico.

E perchè mai questa fanciulla sussulta sorpresa e mi stringe un braccio con forza? — Niente, niente... — ripeto — Non ne penso niente...

Ma forse nella mia voce è un irrefrenabile accento di doloroso rimpianto che non ho saputo soffocare abbastanza.