È vero: è la terribile impressione di questa guerra: il mare ridivenuto deserto, come ai primi tempi della creazione; e come allora, popolato da enormi mostri soltanto: noi, noi sommergibili, avanti ai quali ogni altra vita marittima anteriore sembra essersi ritratta rabbrividendo.
Il gorgoglio del'acqua s'è spento. Ed ora i nostri respiri ritmano un silenzio che è divenuto profondissimo.
Verso prora e verso poppa, attraverso le porte stagne aperte, due lunghe prospettive di ambienti bianchi, pieni di cose metalliche brillanti, violentemente illuminati da file di lampade elettriche, si distendono. Come per un giuoco di opposti specchi, uno sembra ripetere l'altro indefinitamente: e non so perchè la loro vista susciti nel pensiero l'immagine di piccole cappelle ardenti scavate per capriccio in una materia immensa e sconosciuta, nelle quali tutte le fiamme sieno state accese nell'attesa di una misteriosa funzione, che tra breve avrà inizio.
Nessuno che vi si muova: nulla che rompa la densità di questo intraducibile silenzio di tomba. I ventitrè uomini che vi abitano sembrano aver fatto corpo con la cosa e avere assunte le funzioni di organi suoi, fatti di una materia chiamata carne, invece che di metallo. E che essi abbiano un nome che li distingue uno dall'altro come gli uomini della terra, e che esistano in scaffali sparsi lassù in qualche parte del globo, alcuni «stati civili» che dicono come essi son nati, quando, e da chi, è un'idea che quaggiù fa sorridere. Dove son nati? Ma... press'a poco qui, a mezz'acqua dell'immenso mare... Come? Ma come nei miti... da misteriosi accoppiamenti di ibride creature somiglianti agli uomini che si inseguivano nuotando negli abissi dove la luce non giunge. — Quando? Chi sa: da poco o da moltissimo... e forse noi non li conoscevamo perchè il mare ce li aveva sempre tenuti nascosti, per rivelarceli solo nel giorno della massima strage mondiale... Questa.
II.
Ma son creature diverse dagli altri uomini, non c'è dubbio. Parlano a voce bassa scandendo le sillabe e senza sorridere mai: per nutrirsi riscaldano poco cibo su fornelli elettrici e non bevono che acqua quasi sempre tiepida. Respirano un composto formato da gas deleteri e da miasmi compressi dove entra tutto, dall'odore della traspirazione a quello della nafta e della cucina, e che essi chiamano «aria» perchè lassù ciò che si respira si chiama così.
Qualche volta dormono; e allora il loro sonno è fatto di trepidazioni e sobbalzi, di aspirazioni acri e di temperature da forno. Se sognano, il loro sogno costante è lo scoppio di uno dei loro siluri contro una grande nave austriaca sorpresa dal periscopio... Prodigiosamente sonoro, lo scafo dov'essi vivono, per la perfetta trasmissione acustica dell'acqua, raccoglie ogni minimo rumore dentro un vastissimo raggio e può ripetere i palpiti di eliche lontanissime, riprodurre l'esplosione di torpedini e siluri avvenuti chi sa dove...: ed essi hanno uno speciale udito per distinguere le varie voci del mare assorbite dal ferro dentro cui vivono, e non s'ingannano mai: — Passa un cacciatorpediniere... Un motoscafo c'è vicino... Viene, lassù, una grande nave... To!! Un battello a remi!...
La loro vista è fatta per i quadranti indicatori, per il bianco lucido della vernice e per la luce elettrica: essa s'è come inaridita: qualche cosa le manca: qualche cosa che essa cerca continuamente. Ecco perchè il loro sguardo è dilatato come quello dei minatori che sogna il verde dei prati e quello di alcuni santi dell'arte italiana quattrocentesca che cerca l'azzurro paradisiaco d'un più alto cielo.
Ma il fatto che più li fa differire dagli altri uomini, è questo: essi non hanno nervi. L'abitudine ai più spaventosi pericoli ha portato le loro sensazioni a un livello uniforme e inalterabile: tutto può essere morte per loro: ogni incidente può tradursi in suprema catastrofe: si urti in una cima, o in uno scoglio, si sconnetta appena una chiodatura o per svista del timoniere si tocchi il fondo, si impigli comunque un'elica o si dia in una rete, tutto, intaccatura, avaria di un organo, bomba, colpo di cannone, torpedine, è la fine, inesorabile fine sulla quale l'immaginazione non osa soffermarsi perchè troppo altamente atroce.
No: se non fossero diversi, essi dovrebbero già non altro essere che poveri pazzi...