E ciò s'intenda detto di tutta questa edizione dei Rimatori pistoiesi[2].
Canz. I, v. 3. Veramente L ha «d'esto mondo»; ma mi sembra che qui «mondo» non significhi nulla. Credo che voglia dire: «Spesso ho pensato di tacere, abbandonando il proposito di parlarne in questo modo».
v. 28. L, veramente, ha «pena»; ma di questa lezione non riesco a persuadermi. Intendo: «Non è colpa intera d'amore, ma d'odio».
v. 31: «ad esso». Cosí credo debba sciogliersi «adesso» di L, riferendo «esso» a «piacere».
v. 31. Il Casini, nell'ediz. diplomatica che fece del Laurenziano-Rediano 9, lesse «fa legge»; ma, oltreché codesta frase non dá un senso soddisfacente, è proprio scritto «s'alegge».
v. 57. «Con so» manca in L; ma giustamente ve lo aggiunse il Casini.
v. 61. «dobblanza». Cosí correggo la mia edizione, poiché mi pare che in tal modo corra meglio il senso, e perché anche nella seguente canzone al v. 35 si dice: «Dunque dobblanza tenete in sentire». Vuol dire: «Mi pesa anche il dubitare (dobblanza = dubitanza, dubbio) di ciò».
Canz. II, v. 11. «Prendendo» ha L; ma non dá alcun senso, quindi bene il Gaspary lesse «prendono».
v. 15. L ha «per servire»; ma, poiché ogni strofa incomincia riprendendo le ultime parole della strofa precedente, è certo che qui si deve leggere «star servidore».
v. 55. Il Nannucci volle leggere «torte», e intese che fosse un avverbio «a torto»; ma, oltreché codesta sarebbe una forma inconsueta, è da credersi che si debba sciogliere in «tort'è», anche perché l'Abbracciavacca prediligeva queste rime imperfette.