Lasso, sovente — sent'e' — che natura
vene d'altura — pura — a la mia mente,
che pria saccente — mente — alto procura,
d'om criatura — cura — finalmente.
E poi seguente — gente — i dá drittura,
d'ogni misura — fura — vil nocente,
poi, se piagente — sente — in lui bruttura,
seguir rancura — dura — malamente.
Ed eo dolente — chent'è — il mi' operare?
Pure 'n fallare — pare — , e ciò è clero,
che sia del vero — però — bene spento.
E ciò contento — sento — mevi amare,
vertú affondare, — dare — a vizio altèro
sor mev'impero: — pero, — se non pento!
XIV
Instabilitá della fortuna.
Se quei che regna e 'n segnoria empera,
avesse vera — 'n suo stato fermezza,
serea giá questo, al mio viso, mainera
d'avere spera — aver non mai altezza
omo ch'è basso, ma d'aver misera,
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e serea fèra — -sua vita 'n gravezza;
ma noi veggiam che piú grandezz'altèra
conven pur pèra — e piú affondar s'appressa.
Perché di rota ha 'l mondo simiglianza
che non posanza — ha mai, ma va volgendo,
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saggio, temendo, — vive alto mutanza.
Però chi bass'è, no stia in disperanza,
faccia mostranza, — fortuna salendo,
sé contenendo, — allegro in gran possanza.
Sed alcun folle se trova ne l'alto,
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senza defalto — su cred'esser fermo,
poi vesi, sper' mo, — far di sotto 'l salto:
chi è 'n grande assalto — non cre' regni guer' mo.
XV
Conforta un amico d'un grave dolore che lo affanna.
Dolendo, amico, di gravosa pena
d'affanno, il quale in te, aviso, regna,
dolor portando, il qual giá non m'alena,
(u' doglia amico doler cosa è degna),
mia volontá m'ha somosso e mi mena
a dir cosa, conforto unde te vegna,
se giá porò; e 'n ciò meo cor se pena
e si travaglia, perché ciò divegna.
Virtute, amico, di saggi'om' piú pare
affanno periglioso portar retto,
che allegrezza, u' ciascun si contene.
Ché non è vero pregio comportare
ciò che comportan tutti, ma star retto,
ov'ogn'om cade: tal'è pregio bene.
XVI
Dice ad un amico come giá da tre anni sia servo d'amore, e gli domanda consiglio.
Rapresentando a canoscenza vostra
meo doloroso mal, grave, diverso,
sono mosso, facendo vo' alcun verso,
responsion volendo vi dia giostra,
a ciò che la vertú che 'n voi enchiostra,
mi dia consiglio in che dir vogli' or verso,
ché conobbi per vero bianco il perso,
per ingannevil fatta mi fu mostra.
Ciò fu sembianza ria, la qual vi mostra
il meo dir da diritto fu isperso,
unde diletto immaginai e postra
de la 'maginazion ebbi il rio verso,
ch'eo mi legai di sua potenza in chiostra,
somettendo mi' arbitro, ann'è ben terso.