v. 17: «di ben a perfezion». L «di bea perfession».
Sonetto XIX. È in L.
v. 11: «avverso». L «abbersa». Intendo tutta la strofe cosí: Ché non solo donna né uomo («converso») abbia core stanco di pensare e fare ciò per cui è perduto il bene, sicché ogni uomo leale può dire: — Non abbranco virtú, anzi il contrario («il male») — ...
Sonetto XX. È soltanto in V.
v. 11: «me tenuto tuo». Cosí deve correggersi V, che ha «me tenuto in suo agio il parere». Il senso allora è chiaro: E aggio tenuto me in tuo parere, cioè ho seguito la tua volontà.
v. 12: «cosa». L «certa», che non darebbe alcun senso.
Sonetto XXI. Anch'esso in V. È, come dicevano gli antichi, un «sonetto equivoco repetito», cioè ha le rime con le stesse voci (perciò «equivoco»); ma con significato diverso e ripetute al principio de' versi (perciò «repetito»). È difficilissimo ad intendersi.
Il ms. veramente lo reca in questa forma:
Amor sa il mio volere miso di
non falla giammai non
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