II
RIMATORI LUCCHESI
A CURA DI AMOS PARDUCCI
I
BONAGIUNTA ORBICCIANI
CANZONI
I
È colpito dalla sventura; ma non perciò tralascerá di cantare la gioia che gli viene a mancare.
Avegna che partensa
meo cor faccia sentire
e gravozi tormenti sopportare,
non lasseragio sensa
dolse cantare e dire
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una cusí gran gioia trapassare.
E rallegrare — altrui cosí feraggio
del meo greve damaggio,
per pianto in allegressa convertire;
siccome la balena
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di ciò che rende e mena
la parte lá, u' dimora, fa gioire.
La gioi', ch'eo perdo e lasso,
mi strugge, mi consuma,
come candela ch'al foco s'accende.
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E sono stanco e lasso;
meo foco non alluma,
ma quanto piú ci afanno men s'apprende.
E non risprende — alcuna mia vertude:
avanti si conchiude,
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siccome l'aire quando va tardando;
e come l'aigua viva
ch'alor è morta e priva
quando si va del corso disviando.
Disvio sí che bene
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sentor di me no aggio,
non saccio com'eo vivo sí gravozo.
Oh Deo! che non m'avene
com'al leon selvaggio,
che tutto tempo vive poderozo
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e odiozo — sensa pietate,
acciò che 'n veritate
lo meo greve dolor mostrar potesse
e la mia pena agresta
per opra manifesta,
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perché la gente mei me lo credesse?
Credo che non feráe
lontana dimoransa
lo core meo, che tanta pena dura:
mentre che viveráe
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será fòr di speransa
d'aver giamai solasso né ventura.
Ma se natura, — che nd'ha lo podere,
n'avesse lo volere,
appena mi poría donar conforto.
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Como l'augel che pia,
lo me' cor piange e cria
per la malvagia gente, che m'ha morto.
Morto fuss'eo pertanto
o nato non fuss'eo
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o non sentisse ciò ch'eo veggo e sento;
perché 'l meo dolse canto
amar mi torna e reo
e in erransa lo innamoramento!
Ma 'l bon talento — ch'aggi' e 'l cor gioioso
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plagente ed amoroso,
como la uliva non cangia verdura,
non cang'eo per ragione
di fina 'ntensione,
ancor mi sia cangiata la figura.
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II
Rinasce all'amore, perché la donna sua lo esorta a sperare.
Fina consideransa
m'ha fatto risentir, ch'avea dormuto,
de lo gioiozo meo innamoramento.
Com'omo mentre avansa,
che cela lo procaccio e stanne muto
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non s'atutasse per dimostramento,
eo non lo celeraggio in tal mainera
ch'io n'aggia riprendensa per ragione,
ma sí che 'n allegransa lo meo dire
si possa convertire.
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celando per l'autrui riprensione,
canteragio de la mia gioia intera.
Acciò, se in allegransa
e 'n gran conforto e in gioi' mi rimuto,
non è contra diritto insegnamento;
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ché l'omo fòr d'eransa,
sentendosi di gran guiza arriccuto,
ben dé' portar gioiozo lo talento.
E io porto gioiozo core e cèra,
e corpo e mente e tutta pensagione
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per quella ch'amorozo mi fa gire,
in cui si pòn gradire
bellesse di sí gran divizione,
como l'oscuro in verso la lumera.
Cosí la disiansa
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verrá compíta, e non será smarruto
lo mio acquistar per folle pensamento,
ché la dismizuransa
(ed ha lo core tanto combatuto)
non mi dará gravozo movimento.
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E se la gioia non torna guerrera,
faraggio ricca la mia intensione
e tutto tempo giammai non partire:
cosí sensa fallire
seraggio fòre de la condissione,
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ch'a li amadori è forte crudera.
Ed è la sua plagensa forte e fèra
di gran guiza, che fra la pensagione
ne nasce erransa e fálla dismarrire,
vedendola partire,
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e me medesmo dá per istagione
una semblansa, che mi pare spera.