5. Per questo chi ha senno non tardi a far versi, ma consideri il danno che hanno gli stolti: essi vivono penosamente. In ciò si loda il sapere: nell'aver moderazione e cura pura con misura: chi ha senno non varia. Chi prende l'èsca, pesca, e chi ha pensieri troppo leggeri si lascia ingannare».
I, 27. Il passo è corrotto (anche la metrica è offesa); ma non so presentare una proposta soddisfacente.
I, 41. La correzione ( I Rim. lucch.: ben dir di tanto — o quanto) è del Wiese, Archiv cit., CXVII, 222.
SONETTI
I. La «risposta» vedila in Zaccagnini, I Rimatori pistoiesi dei secoli XIII e XIV, Pistoia, 1907, p. 34, e ora in questo vol., p. 15.
I, 6 «per parer non per forma»: «che sono apparenza, non sostanza».
I, 8 «defetto da ciò che piú forma»: «difetto proveniente dall'intelligenza».
I, 9-10. «E l'intender la ragione del difetto è mezzo ch'è fine del principio ed è, a sua volta, principio naturale del fine».
I, 11-14. Quest'ultimi versi non mi son chiari.
II. La «proposta» in Zaccagnini, I Rimatori pistoiesi cit., p. 32 e ora in questo vol., p. 15.