Solness. Sì. Io penso sopratutto ad Alina, poichè essa aveva la sua vocazione, come l’avevo io. (con un tremito nella voce) Ma è stato d’uopo che questa vocazione crollasse, si rompesse, andasse distrutta, perchè io arrivassi.... a questa specie di trionfo. Poichè è bene che sappia, che Alina fabbricava essa pure alla sua maniera.

Hilda. Essa? davvero?

Solness. (scuotendo la testa) Non si trattava ben inteso, di edificare, come me, delle case e delle torri.

Hilda. E di che, dunque?

Solness. (con emozione) Di formare delle piccole anime di bambini, Hilda, delle anime di bimbi forti, nobili e belli, che potessero diventare più tardi anime d’uomini retti ed elevati. Questa era la vocazione di Alina... E tutto ciò adesso giace sotto terra... inservibile... inutile per sempre.... come le macerie d’una casa bruciata.

Hilda. Sì, ma se anche fosse così....

Solness. Ah! è così. Lo so! lo so!

Hilda. Va bene; ma il colpevole non è lei.

Solness. (guardandola fissamente e scuotendo lentamente la testa) Appunto là sta la terribile questione, il dubbio che mi tormenta giorno e notte.

Hilda. Cioè?