Bratsb. Che vuoi tu dire?

Erik. In nome di Dio, Selma!

Dora. Ti supplico, calmati.

Selma. No, non posso più tacere: non so più dominarmi, e vi dirò tutto. No, io non t’aiuterò per niente a sopportare la tua disgrazia.

Erik. Selma!

Bratsb. Ma che dici, bambina, che non sei altro!

Selma. Oh, come avete agito male verso di me! Avete agito in modo indegno tutti! Non avete mai voluto nulla da me: ho sempre avuto l’aria di essere una poveretta in mezzo a voi: sempre prendere, sempre prendere, senza mai dar niente. Non avete mai voluto accettare da me il più leggero sacrificio: non mi avete mai creduta capace di portare la più piccola croce! Vi odio! vi detesto!

Erik. Ma che cosa vuol dir ciò?

Bratsb. È ammalata, non ragiona....

Selma. Ah, come sarei stata fiera se m’aveste interessata qualche volta alle cose vostre! Ma se io azzardavo una domanda, tosto mi si respingeva con gentile canzonatura. Voi mi avete vestita come una bella bambola, avete giuocato con me.... sì, giuocato come si farebbe con una bambina. Ed io che con tanto ardore aspiravo a tutto ciò che di alto, di nobile, di passionale c’è nella vita! Ma solamente oggi mi trovate buona a qualche cosa, perchè Erik non ha più che me. Ebbene, io non voglio essere la risorsa estrema, alla quale ci si attacca disperatamente, quando tutto il resto crolla intorno a voi. Io non voglio dividere i tuoi dolori, no! Io me ne vado, ti abbandono! Preferisco cantare e suonare per le vie! Lasciami, lasciami! (Esce correndo).