Bratsb. Ah, ah, la vedremo!
Monsen. Ve ne prego!
Bratsb. Tacete! Ah, non credevo che si potesse arrivare a questo punto. Un falso! Immischiarmi in questi affari loschi! Trattarmi come uno qualunque! Ma questa volta, mi farò sentire....
Monsen. Signor ciambellano, nel vostro interesse, nell’interesse di....
Bratsb. Tacete! Andatevene! Siete voi la causa di tutto! Sì, voi, che conducete una vita disonesta, e che rovinate il vostro prossimo. La vostra casa è il convegno di quanto v’ha di indecoroso e di ignobile; gente di Cristiania, che non pensa che a mangiare e bere, e ha la moralità sotto i piedi. Ho visto io stesso i vostri nobili invitati passare per la via, come una banda di zingari, ubbriachi fradici. E la condotta scandalosa, che tenete in casa colle vostre serve? E vostra moglie, povera donna, che perdette quasi la ragione, pei vostri maltrattamenti?
Monsen. Questo è troppo! Voi passate la misura! Vi pentirete di queste parole!
Bratsb. Andate al diavolo colle vostre minaccie! Che cosa potete fare a me, voi? Volevate sapere che cosa avevo contro di voi! Ve l’ho detto! e capirete così perchè non vi ho mai ammesso nella mia società.
Monsen. Ebbene, io la farò scendere sino a me, la vostra società.
Bratsb. Andatevene, uscite!
Monsen. So dov’è la porta, signor Bratsberg. (Esce).