Gina. (c. s.) Anche sua madre, sai, troppo sana di mente non era.

Erm. È una ragione di più perchè un uomo abbia a consolarlo. (a Gina) Procura che il pranzo sia pronto per le sette. (bacia in fronte Edvige, saluta Relling e Gina, e parte — Edvige si siede sul divano)

Relling. Peccato che quell’uomo non sia rimasto sotto qualche frana alle miniere!

Gina. Che dice mai, Relling?

Relling. Se parlo così ho le mie ragioni.

Gina. Crede dunque che il figlio Werle sia pazzo davvero?

Relling. Pur troppo non è un pazzo come noi intendiamo, ma soffre di una malattia terribile.... la febbre dell’onestà.

Gina. (sempre agitata) Che malattia è?

Relling. È rara.... molto rara. (salutando Gina) Grazie della colazione signora Gina, addio Edvige (partendo).

Gina. (passeggia concitata poi si lascia cadere su una sedia) Oh! questo Gregorio Werle.... Questo Gregorio Werle.... fu sempre un cattivo soggetto.