Erm. (gli grida) È inutile, è inutile, (tra sè) D’ora innanzi spesso avrò da mangiare pane asciutto.

Gina. (rientra portando un pezzo di burro, gli versa un’altra tazza di caffè, Erminio si siede sul divano e mangia in silenzio)

Erm. (guardandosi attorno) Quanto starei ancora volontieri in questa stanza.

Gina. (ansiosa) E non sei padrone Erminio? Edvige e io non ci muoveremo mai di camera nostra se tu lo comandi.

Erm. È impossibile... Eppoi in un giorno non posso portare via tutto.

Gina. Con questa neve che cade, poi. — E come farai a dire al nonno che voi ci lasciate?

Erm. (pensieroso) Mah... Povero vecchio, povero vecchio. (vede la donazione) Sempre questa carta sotto gli occhi.

Gina. Io non l’ho toccata, io non voglio trarne profitto.

Erm. Rispondi, rispondi, perchè non abbiate un giorno a dire che io vi ho rovinate.

Gina. (prendendo la carta) Come vuoi... Ma per me se la vuoi stracciare...