(Gina prende la borsa nera ed entra nella stanza a sinistra, breve pausa, Erminio cammina per la stanza, Gregorio lo segue cogli occhi).

Greg. Non avrei mai creduto che avesse a finire così! Dunque tu vai via di casa?

Erm. (sempre camminando) Sì, che vuoi? Io non sono un’anima grande che comprenda la nobiltà del perdono, io non posso vivere con... con persone che ad ogni ora, ad ogni minuto mi ricordano il mio disonore.

Greg. Erminio, prova, almeno il perdono, tu l’hai detto nobilita, e tu che ora sai tutto, devi perdonare e vivere, vivere per la tua invenzione.

Erm. Non mi parlare di invenzioni, cosa vuoi che inventi? Quello che ieri mi pareva facile ora lo trovo impossibile... La mia opera però è distrutta. Cosa vuoi che inventi?...

Greg. Distruggi dunque il lavoro continuo di tanti anni?

Erm. Sì, tutto, tutto... Relling mi aveva illuso ma ora mi sono destato.

Greg. Relling?

Erm. Sì, egli mi parlava sempre del mio talento, mi incitava a lavorare, e io studiavo, studiavo... Ah! Come ero felice, come ero felice allora!

Greg. (turbato) Eri felice?...