Erm. (alzando le spalle) Creda quello che vuole; fece molto per me, lo riconosco, non sono un ingrato, ma non per questo ho da rendermi schiavo per tutte le mie azioni.

Gina. E se il vecchio, per vendicarsi, togliesse a tuo padre il poco lavoro che gli dà.

Erm. Quasi lo desidererei, mi umilia vedere mio padre accattonare del lavoro.... (prende un altro sandwich) Lo renderò indipendente un giorno.

Edvige. Sì, fallo papà, fallo, te ne sarò grata anch’io.

Gina. Parla più basso, non lo svegliare.

Erm. (a voce più bassa) Arriverà il giorno in cui potrò obbligare mio padre a respingere il lavoro dei Werle. (guardando commosso suo padre) Povero vecchio, padre mio, sta sicuro che il tuo Erminio è forte, lavora, e lavorerà sempre, fino a che un giorno tu potrai svegliarti e.... (a Gina) Non ci credi tu forse?

Gina. (alzandosi) Sì che lo credo, solo bada di non svegliarlo ora, guardiamo piuttosto di condurlo in stanza sua.

(Cautamente spingono la poltrona in camera del vecchio Ekdal, mentre che Edvige prende sul tavolo la lampada e fa loro lume).

FINE DELL’ATTO SECONDO.