S. Herrlich, Über das Haus der Vettier in Pompeji in Sitzungsber. d. archäol. Ges. z. Berlin. 1896 (nov. sitzgen).

A. Dieterich, Pulcinella. Pompeianische Wandbilder und röm. Satyrspiele. Lipsia, Teubner, 1897.

H. Petrina, Polychromie-Ornamentik des klass. Alterthums. Troppau, Buchholz, Diebel, 1897.

G. Körte, Ein Wandgemälde von Vulci als Document zür römischen Königsgeschichte in Jahrb. d. kais. deut. archäol. Instituts. 1897, II, pag. 57-80.

E. Cocchia, La forma del Vesuvio nelle pitture ed iscrizioni antiche, con 8 figure intercalate nel testo. Napoli, 1899.

III.

Arte romana.

I. — Osservazioni generali.

I Greci signoreggiarono il mondo antico e ancòra hanno effetto sulla vita moderna con l'arte, con le grazie e coll'espressione del bello; i Romani invece con la forza, con la sapienza civile e politica. Come nell'arte greca vi è uno sviluppo organico e continuo, dalle prime forme rudimentali alla pienezza del suo fiorire, così un vero sviluppo progressivo e naturale dagli ordinamenti comunali a quelli di vasto impero sta nella romana costituzione, perchè come ai Greci lo spirito artistico, così ai Romani fu congenito e proprio lo spirito politico.

Se però non si può affermare che i Romani fossero naturalmente propensi all'arte, perchè rivolsero la loro attività a imprese ch'essi dicevano di maggior momento, e furono difatti in principio causa del loro progresso, sarebbe però eccessivo se s'intendesse negata ai Romani ed agli antichi popoli italici in generale la naturale disposizione, l'intuito per l'arte. Le disposizioni estetiche erano sopraffatte da altre facoltà più vive e più impellenti, cosicchè quelle o stettero latenti od ebbero un lento sviluppo; e quando per condizione interna di maturità e per favore d'esterne circostanze poterono fiorire, allora vennero arrestate e sopraffatte da irresistibili influenze di un popolo che l'arte aveva portato alla massima esplicazione; come avviene d'un ruscello che, dopo lungo corso, alimentato per altri rivoli accolti, sta per divenire corrente, s'incontra in un maggior corso d'acqua, in quello immette e vi si confonde.