[2]. Le indicazioni bibliografiche intorno agli studî di paletnologia e di archeologia preistorica in Italia si trovano tutte raccolte, almeno quelle di opere pubblicate avanti al 1874, e diligentemente ordinate nelle due utili pubblicazioni del professore Luigi Pigorini, Bibliografia paleoetnologica italiana dal 1850 al 1871; e Matériaux pour l'histoire de la paléoethnologie italienne. Parma, 1874. — Dopo l'anno 1874 si consulti soprattutto il Bullettino di paletnologia italiana, diretto appunto dall'illustre Pigorini, pubblicazione che fa onore al nome italiano, e che contiene, oltre le relazioni sugli scavi varî e sui nuovi ritrovamenti, anche una bibliografia paletnologica molto accurata in ordine cronologico. Uno studio generale, ma abbastanza esatto, della paleoetnologia, si trova nel Manuale Hoepli di Innocenzo Regazzoni. Milano, 1885; più recente e dotto il bel lavoro d'indole generale del ch. E. Brizio, Storia politica d'Italia; epoca preistorica. Milano, Vallardi, 1899-1900.

[3]. Esemplari vari e numerevoli di queste figure trovansi, p. es., al R. Museo di Antichità di Torino, nelle sale delle antichità preromane, provenienti da Lomello. Cfr. Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la provincia di Torino.

[4]. Molte e chiare riproduzioni grafiche di questi oggetti di uso e d'ornamento dei popoli preistorici d'Italia si trovano nel magistrale Album del Montelius, unito all'opera: Oscar Montelius, La civilisation primitive en Italie, depuis l'introduction des métaux: I Parte: Italie Septentrionale, Stokholm. Imprimerie royale, 1895 (Testo e Atlante). Da questo atlante riproduco qui qualcuna delle tavole più importanti inserite nel testo.

[5]. Sull'esistenza di questo popolo nella vallata del Po scrissero un libro importantissimo gli archeologi Alessandro Bertrand e Salomone Reinach, Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube. Parigi, Leroux, 1894. Ved. per le antichità di Golasecca e Castelletto Ticino le [tav. 6] e [7].

[6]. Bibliografia sulle terremare: Sulla loro costituzione e sulla storia della loro scoperta ved. Pigorini, op. cit.; cfr. Nuova Antologia. 1870, pag. 347: Boll. Ist. Corr. archeol. di Roma, 1876, pag. 107: G. Chierici, Le antichità preromane della provincia di Reggio nell'Emilia, 1871; cfr. Boll. cit. di paletnologia ital., passim, specialmente le prime annate. — Sulla questione etnografica, si consulti, per l'opinione che i terramaricoli fossero Umbri: W. Helbig, Die Italiker in der Poebene, Leipzig 1879; per l'opinione che fossero piuttosto Liguri: E. Brizio, Nuova Antologia. aprile e ottobre 1880 (Liguri nelle Terremare); la Coltura, fasc. II, 1881. Oltre i lavori generali di Nicolucci, La stirpe ligure in Italia, e di Mariotti, Sugli scavi di Velleja, cfr. L. Schiaparelli, Le stirpi Ibero-Liguri nell'Occidente e nell'Italia antica, 1880.

[7]. Ved. [tav. 10] a pag. 31, e cfr. [tav. 9] a pag. 30.

[8]. Cfr. la figura qui di fronte, e Gozzadini, Di alcuni sepolcri della necropoli felsinea, pag. 20; cfr. Bertrand-Reinach, Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube. Parigi, Leroux, 1894. — Per Micene, Ved. anche Atl. di arte greca, Manuali Hoepli, tav. IV, e la figura a pag. 29 (tav. 8).

[9]. Ved. Desor, Revue archéolog., 1871, pag. 409. L'opera esauriente sull'argomento è quella di Antonio Zannoni, La Fonderia di Bologna. Testo e Atlante. 1888.

[10]. Circa l'opinione sostenuta precedentemente che l'opera appartenga alla civiltà etrusca, ved. Zannoni, Scavi della Certosa, Conestabile, “Compte rendu„ del Congresso di Bologna, 1871; pag. 272. Ved. oggetti funebri del periodo etrusco della Certosa in Bologna più avanti, nelle tavole che illustrano la parte etrusca.

[11]. Per i sepolcreti umbro-felsinei, ved. E. Brizio, Monumenti archeologici della provincia di Bologna, nell'opera: Appennino bolognese, descrizioni e itinerarî, Bologna, 1881, pag. 208; G. Gozzadini, Sepolcri dell'Arsenale, Bologna, 1875, e Scavi Arnoaldi Veli, 1877; A. Zannoni, Scavi Benacci, nel Bollett. di Corr. Arch., 1875, pag. 177 e 299. Per gli oggetti di questi e di altri ritrovamenti, ved. il Museo Civico di Bologna, che ha una sala speciale pei Monumenti della necropoli felsinea, e cfr. il Catalogo scientifico del Museo dello stesso ch. prof. Brizio. Per la situla istoriata ved. specialmente Scavi della Certosa, atlante, tav. XXXV.