[110]. F. v. Quast, Die Basilika der Alten, Berlino, 1845; O. Mothes. Die Basilikenform bei den Christen der ersten Jahrhunderte. Lipsia, 1865: Holtzinger, Die römische Privatbasilika (in Repertorium für Kunstwerke): K. Lange, Excursus, II; Basilica Ulpia. — Lesueur, La basilique Ulpienne (Roma), Parigi, 1877; cfr. Donaldson, Architectura numismatica, 1859; utilissimo per lo studio delle monete rappresentanti basiliche romane.
[111]. Ved. Tacito, Annali, XIV, 21.
[112]. Ved. S. Ricci, Epigrafia latina, cit., p. 141 e segg. e tav. XXIII-XXV. A tav. XXV e pag. 143 si corregga “quonoro per quorum„ sfuggiti per errore, in “duonoro per bonorum„.
[113]. Cfr. Sui sarcofagi romani in confronto coi greci e coi cristiani, ved. Guhl-Engelmann, Matz, Über den Unterschied der griech und römischen Sarkophage, dall'Archäol. Zeitung, XXV, pag. 16 e segg.; René Grousset, Étude sur l'histoire des sarcophages chrêtiens.
[114]. Ved. Gentile, Storia dell'arte greca cit., pag. 43.
[115]. Cfr. S. Ricci, Epigrafia latina cit., tav. LII. È ora nel Museo Kircheriano al Collegio romano in Roma. L'iscrizione in carattere del VI sec. di R. dice: Dindia Macolnia filea dedit | Novios Plautios med Romai fecid. La dama prenestina Dindia Macolnia passò in regalo la cista alla figlia. Si corregga quindi al luogo cit. dell'Epigrafia latina la voce filea in filea, come richiede il senso. Ved. per la Cista Ficoroni inoltre: E. Braun, Die Ficoronische Cista, Lipsia, 1830; O. Jahn, Die Ficoronische Cista, 1852; cfr. Schône, in Ann. Istit. Corr. Arch., 1868, pag. 150; e inoltre Annali, 1864, pag. 356; 1866, pag. 357; 1876, pag 105.
[116]. Le tombe prenestine sono abbondanti di ciste e d'oggetti d'ornamento muliebre. Fra le varie ciste una per la rappresentazione sua singolarmente importante è quella in cui pare raffigurata l'unione di Enea con Lavinia, onde sarebbe indicata la piena e diffusa esistenza della leggenda già nel VI secolo di Roma. Degli oggetti di toletta muliebre contenuti nelle ciste molti sono orientali, cioè vasetti d'alabastro, smalti, oreficerie, e provano le relazioni commerciali che fra il Lazio e i paesi transmarini erano mantenute da mercanti fenicî.
[117]. Ved. Livio, Storia rom., VI, 29.
[118]. Ved. Plinio, H. N. XXXV, 22 e segg.
[119]. Ved. Livio, Stor. rom. XXXVI, 52.