(Età del bronzo).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl. B. 5).

Tavola 3.

N. 1, spaccato della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in bronzo. — 2, ascia ad orli diritti. — 3-5, ascie ad alette o paalstabs. — 13-17, rasoi diritti (cfr. quelli lunati in Atl. di arte etrusca e romana, tav. XI, n. 5).

D'argilla si trovano anche in gran numero certi oggetti a forma di pallottole o di piccoli coni tronchi, perforati per il mezzo, dei quali, secondo alcuno, armavasi l'estremità del fuso, perchè fosse più agevole a prillare, e diconsi perciò fusaiuole (ved. Atl. cit., tav. II e le nostre [tav. 1], 14; [2], 20); ma il loro numero talora considerevole induce a credere che servissero per varî usi, non escluso quello di pesi per le reti e chicche per collane.

Si trovano fondi di vasi d'argilla bucherellati, che sembrano aver servito come colatoi alla preparazione del cacio (ved. [tav. 2], 24). Non mancano prove dell'industria dell'intrecciare canestri e panieri di vimini.

Conosciuto era l'uso del bronzo, che però i terramaricoli non fondevano essi dai nativi elementi dello stagno e del rame, ma ricevevano già formato in barre, o lingots, da genti più civili. Similmente erano importati i più degli oggetti di bronzo; tuttavia la fusoria del metallo greggio era praticata in queste stazioni, com'è chiaramente dimostrato da forme, o stampi di pietra ritrovati in questi cumuli. Di bronzo facevansi utensili ed armi, quali ascie (paalstab), falci, coltelli, punteruoli, punte di lancia, giavellotti, chiaverine, cuspidi di freccie (ved. Atl. cit., tav. II, n. 4, 5, 6; tav. III), e oggetti d'ornamento e di toletta, come pettini, lame ricurve, che si credono rasoi, aghi crinali, e certe rotelline a più raggi, che forse venivano innestate agli aghi crinali come capocchia ornata[4]. Ma il bronzo era tuttavia cosa rara e preziosa, e quindi continuavasi la lavorazione di strumenti e d'armi di pietra, foggiandosi di selce ascie, freccie, raschiatoi, e di osso facendosi punte da armar asticciuole, punteruoli, aghi crinali e pettini. Per ornamento si usarono conchiglie marine infilate a collana, e forse anche, sebben rara, l'ambra; e quelle conchiglie, come pur l'ambra, provano che i terramaricoli avevano scambî e commerci con genti d'altre regioni. Nelle terremare non è certo che si abbiano sicure reliquie d'oro e d'argento. Il ferro si trova in quegli strati superiori che accennano agli ultimi momenti delle abitazioni di queste stazioni, se pure in quegli strati non sono i residui di posteriori stanziamenti, sovrapposti in luoghi dove già furono le abitazioni primitive.

Il lavoro e l'industria di questi primi popoli, secondo ce li possiamo figurare dai frammenti e residui delle marniere, trovansi a quel grado di sviluppo in cui le esercitavano le stirpi indo-europee, e più propriamente le genti del ramo italo-greco, quando dall'Oriente emigrarono nelle due penisole europee. La linguistica comparata offre prove che il costruire le case, il filare, il tessere, e forse il primo lavorare dei metalli già erano proprî della stirpe aria, quando i progenitori dei Greci e degli Italici stavano uniti e costituivano una sola famiglia. E tali risultati della comparazione linguistica concordano con quelli della paletnologia ed archeologia preistorica, e da queste ricevono conferma.