Tavola 30.

Ved. L. A. Milani, Monumenti etruschi iconici d'uso cinerario in Museo Italiano di antichità classica, vol. I. tav. VIII; cfr. il nostro Manuale, p. 165.

La presenza di questi oggetti è conseguenza non di relazioni dirette, ma d'importazioni commerciali per parte dei Fenici, i quali comperavano nelle città litoranee d'Egitto articoli egiziani e li spargevano per le città del Mediterraneo. I Fenici poi avevano anche una propria produzione d'arte industriale, ma senza un loro proprio stile, lavorando e riproducendo per imitazione gli oggetti orientali più ricercati e più pregiati. Questo indirizzo delle industrie di Tiro e di Sidone ebbero anche le manifatture od officine dei Fenici occidentali, cioè dei Punici, o Cartaginesi. Di prodotti orientali e di prodotti dell'imitazione fenicia, cioè idoletti, amuleti, scarabei di smalto, e di pietra dura, vasi ed ornamenti d'argento e d'oro, erano inondati i mercati d'Italia, del Lazio e dell'Etruria, delle isole del Mediterraneo, e singolarmente della Sardegna[57].

Tali importazioni di prodotti dell'industria orientale ebbero influenza sull'arte etrusca, ed anche sull'arte italica in generale, per certe forme, certi elementi ornamentali, non già per lo stile nell'intima sua essenza. Non diremo adunque che lo stile arcaico etrusco sia effetto d'imitazione egizia; esso è un prodotto naturale del momento e della condizione dell'arte. “L'infanzia dell'arte è la medesima in ogni nazione, dice il Lanzi[58], come in ogni nazione i bambini sono gli stessi„.

Si aggiunga poi che lo stile rigido e duro dell'arcaismo ha un che di propriamente consentaneo alla disposizione artistica etrusca, tanto che esso, temperato da uno studio più attento della natura e da un maggiore sviluppo della tecnica, forma il carattere di quello stile toscanico, nel quale gli antichi scrittori trovavano analogia con l'arcaico greco, non pure dei tempi più antichi (come sarebbe lo stile dell'Apollo di Tenea), ma anche con quello più sviluppato della scuola eginetica di Callon, le cui opere a Quintiliano parevano duriora et Tuscanicis proxima[59].

Nei monumenti dell'arte etrusca noi vediamo in prima un arcaismo che è naturale condizione dell'arte infantile, con mescolanza di elementi di carattere orientale. Da questo arcaismo si svolge un'arte migliore, ma pur ancòra di stile arcaistico, nel quale pare che gli Etruschi per naturale condizione d'ingegno restassero limitati. Come dall'Apollo di Tenea o dalle metope di Selinunte nell'arte greca si passa ai marmi egineti, così in Etruria da certe figurine rozzissime si procede a miglior lavoro. Ma in Grecia l'arte con forte slancio si alza a somma perfezione; l'arte etrusca invece s'indugia in quel primo grado di sviluppo, mancandole impulso e spirito per assurgere ad altezza d'arte vera. Essa si viene modificando per dirette e continue influenze greche, la cui prima efficacia potrebbe datare, secondo la tradizione, dalla venuta di Demarato in Etruria, cioè dall'anno 660 circa av. C.; ma l'efficacia sua larga e piena è certamente di tanto posteriore, che per lo spazio di tempo precedente il secolo V di Roma, si potrebbe ammettere sviluppo di uno stile e d'un'arte toscanica propria. Vi sarebbero pertanto due periodi di svolgimento: uno dell'arte toscanica, nella quale sta rappresentato lo stile, il carattere nazionale etrusco, e che è il periodo dell'arte arcaica nazionale; l'altro il periodo dell'arte che si sviluppa e modifica per l'efficacia dell'influenza greca (ved. [tav. 31]).

Frammenti di una statua fittile d'Apollo, dal frontone del tempio di Luni.

Tavola 31.