Chimera in bronzo, ritrovata ad Arezzo, nel 1554, di lavoro etrusco.
(Museo etrusco di Firenze).
Tavola 32.
Dall'opera di Jules Martha, L'art étrusque, pag. 310, fig. 208; cfr. W. Amelung, Führer durch die Antiken in Florenz, Monaco, Bruckmann, 1897, n. 247, cfr. L. A. Milani, Museo topografico dell'Etruria, Firenze, 1898, pag. 3, e nota a pag. 134.
Fra i più insigni bronzi etruschi oggi posseduti ricordiamo: Il Marte della Galleria di Firenze, trovato negli scavi di Vulci (v. Atl. cit., tav. XXVIII). È un guerriero con lo scudo imbracciato, con alto elmo, vibrante l'asta. — Il Marte di Todi, ivi trovato nell'anno 1835, con inscrizione sul lembo della corazza[70]. È un guerriero in tranquillo e nobile atteggiamento. Si confronti con questo l'altra statua di guerriero trovata a Falterona[71]. — Il fanciullo coll'oca del Museo di Leida (v. Atl. cit., tav. XXVI). — Il fanciullo sedente, del Museo Gregoriano, nell'atto di sorgere da terra (forse dono votivo, significante il ricupero delle forze, il sorgere del convalescente). — La statua dell'arringatore, trovata presso il Lago Trasimeno nell'anno 1573, ed ora nella Galleria di Firenze; rappresenta uomo di nobile aspetto, vestito di tunica e di pallio, ritto in atto di allocutore; l'iscrizione incisa in un lembo del pallio lo dice un Aulo Metello, figlio di Velio, uno dei migliori documenti della perizia degli Etruschi nella fusoria, ed una delle migliori opere dell'arte etrusca nel pieno suo sviluppo, forse del V sec. circa a. C. (ved. Atl. cit., tav. XXVII). — La Chimera d'Arezzo, ivi trovata nel 1534; è il mostro fantastico dalle forme di leone e di capra, notevole per la forte espressione del furore belluino e per la finita esecuzione (ved. Atl. cit., tav. XXIX, n. 2, e la nostra [tav. 32]). — La lupa del museo Capitolino; si considera come il più insigne bronzo etrusco, sincero esemplare di stile toscanico; è la lupa sotto cui stanno lattanti i gemelli; le figurine di questi diconsi posteriore aggiunzione; mirabile nella fiera è la naturalezza delle forme, la vivezza dell'espressione; credesi la stessa statua che gli edili Ogulnî avevano fatto porre nell'anno 458 di Roma, presso il Lupercale, grotta dove la tradizione diceva allattati Romolo e Remo, a piedi del Palatino (ved. Atl. cit., tav. XXIX, n. 1)[72]. — S'aggiunge la scrofa del Museo di Leida, dove pure è notevole la vivace verità delle forme, il carattere naturalistico dell'arte etrusca.
APPENDICE II. Osservazioni intorno all'arte plastica degli Etruschi.
Si è veduto, nell'Appendice I, che anche l'arte, secondo il mio debole parere, contribuisce a far credere gli Etruschi provenienti dall'Oriente piuttosto che dall'Occidente, almeno fino a nuovi ritrovamenti archeologici e soprattutto linguistici.
Ma questo non si è ancor dimostrato; il che facciamo ora brevemente, come il luogo e la mole del lavoro ce lo permettono.