La scuola del Lattes, che procede prudente e non rileva che fatti indiscussi, riesce a provare l'affinità che passa fra l'etrusco e il latino, sceverando, cioè, ciò che è chiaro da ciò che è oscuro. Egli intanto afferma un periodo di fusione tra Etruschi e Latini, e rileva una latinizzazione della lingua etrusca; ma pur troppo rimane una parte nella lingua che non si può spiegare, e che induce a dimostrare un nucleo non latino, non occidentale della lingua stessa nel periodo anteriore alla migrazione degli Etruschi in Italia[50]. “C'è una parte che sarà sempre un enigma„, diceva lo stesso Mommsen l'anno scorso a Milano.
Oltre le acute conclusioni a cui giunge il dottissimo Lattes, la scoperta linguistica più importante finora è quella del 1885 a Lemno, in cui la celebre iscrizione colà rinvenuta dimostrò che la lingua etrusca è affine a quella che parlavano i Pelasgi tirreni di quell'isola, e portò inaspettatamente una conferma alla tradizione d'Anticlide, che i Tirreni d'Italia fossero un ramo dei Pelasgi di Lemno e di Imbro.
III. Religione e costumi. — S'aggiungono gli argomenti in favore della provenienza degli Etruschi dall'Oriente, tolti dai loro costumi, quali il nome dato alla prole, che è della madre e non del padre, e l'usanza delle fanciulle, poco morale invero (però non solo sanzionata dalle leggi, ma anche santificata, per così dire, dal rito religioso), di procurarsi con la prostituzione la dote: usanza diffusa fra le fanciulle lidie, fenicie, armene e babilonesi, ed essenzialmente d'origine orientale, anzi spiegabile soltanto con le idee orientali.
Nè si deve passare sotto silenzio il rito dell'umazione, proprio degli Etruschi e degli orientali, di cui si ha la prova nelle tombe a umazione, succedentisi a quelle a pozzo, tipo Villanova, e costituite da camere sotterranee, o grandi tumuli circolari sotto terra, o ipogei, con una o più camere a volta o ad arco, che ricordano il costume dei sepolcri e delle camere funerarie egiziane, nonchè il monumento d'Aliatte di Lidia e simili.
Se a questi argomenti favorevoli alla tesi sostenuta dal Brizio, e alla quale m'associo fino alla luce di nuove scoperte, per la profonda convinzione che della verità di questa tesi mi viene dallo studio dell'arte etrusca, se a questi argomenti, dico, uniamo i risultati di una critica severa alle ragioni dei dotti che sostengono la tesi opposta, questa appare tanto debole da non potersi davvero sostenere.
Sfatata la teoria dell'affinità coi Rezî, comprovante per alcuni l'origine della provenienza degli Etruschi dal Nord d'Italia, e sfatata tanto più che della civiltà etrusca non v'è nel centro dell'Europa e dell'Istria alcun vestigio, come appare dagli studî dello Hoernes, si trovano deboli anche gli altri argomenti dei sostenitori della tesi contraria, cioè quello che le città non sono alla costa, come parrebbe naturale che fossero per popoli marittimi; che la tradizione leggendaria di Erodoto non può avere valore storico, e che piuttosto col Lepsius e col Pais si deve ammettere la venuta dal lato dell'Adriatico e identificare gli Etruschi coi Pelasgi.
In primo luogo le città non furono costrutte alla costa, se non per difenderle dai pirati, di cui sarebbero state facile preda; gli Etruschi sopraggiunti dovevano vincere gli Umbri, i quali erano in città fortificate dell'interno: assaliti gli Umbri nelle loro acropoli, ponevano le proprie sedi sul luogo identico dei vinti, le città dei quali servivano loro di nucleo fondamentale. — Siccome le più antiche città sorsero dalla parte del Mar Tirreno, mentre dalla parte dell'Adriatico non c'è che Adria, la quale anticamente sorgeva presso il mare, è da escludere l'arrivo degli Etruschi dall'Adriatico piuttosto che dal Tirreno, presso la costa del quale sorsero invece molti centri abitati.
Il ch. Brizio determina questo molto chiaramente, aggiungendo che il paese esteso oltre la Fiora, per parecchio tempo, continuò ad essere posseduto dagli Umbri, anche dopo lo stanziamento degli Etruschi a Cere e a Tarquinia, come dimostrano alcuni nomi geografici di radice umbra, e la tradizione costante del così detto tractus Umbriae. La prevalenza talora degli Umbri in certe località prova del resto molto chiaramente che gli Etruschi non vennero in gran numero e si dispersero in proporzioni relativamente piccole.
Quanto poi alla tradizione leggendaria di Erodoto, ormai la critica odierna insegna molto chiaramente che ogni leggenda ha il suo nucleo storico, intorno al quale lo storico antico, ut primordia urbis (vel gentis) augustiora faciat, non si perita a ricamare una tradizione ricca di elementi favolosi. Se questo dovesse far cadere ogni leggenda, non potrebbe sussistere nè quella di Ilion, nè quella di Argos e di Micene, che pure furono confermate dalle scoperte archeologiche dello Schliemann e del Dörpfeld.
Del quarto punto di trattazione, lo studio dei monumenti e dei ritrovamenti, discuterò a studio finito (cfr.pag. 149 ).