Dell'architettura toscana, della forma degli edifizî, degli elementi e delle membrature architettoniche assai poco ci è noto, non rimanendo nessuna reliquia nè di tempio, nè di casa, nè d'altro edifizio, eretto sopra suolo. Quel poco che dell'architettura etrusca conosciamo deriva, oltrechè dalle scarse notizie di Vitruvio, dalle tombe, le cui interne camere, e spesso le facciate esterne presentano carattere architettonico etrusco.

III. —
Architettura religiosa.

5. Il tempio etrusco. — Il tempio toscano è determinato dalla sua forma, dalle prescrizioni del rito augurale. Esso sorge sul terreno destinato e circoscritto per l'osservazione ed interpretazione di quei segni celesti, che nella credenza religiosa italica eran tenuti come manifestazioni della disposizione o volontà divina, rispetto agli avvenimenti umani. Questa osservazione ed interpretazione di segni forse in prima spettò al capo della famiglia, con potestà religiosa, poi passò a speciale ufficio dei sacerdoti. Per l'osservazione (il cui modo fu proprio delle stirpi italiche, sviluppato poi dagli Etruschi), eleggevasi un determinato luogo, circoscritto come luogo consacrato, in un quadrato ( templum, τέμενος), rispondente ad un'ideale limitazione dello spazio celeste, per mezzo d'una linea tracciata da oriente ad occidente ( decumanus ), intersecata da un'altra a questa perpendicolare, da settentrione a mezzodì ( cardo ). Nel punto di mezzo, o d'intersezione postavasi l'augure a far l'osservazione, guardando a mezzodì, e considerando come favorevoli i segni che mostravansi a sinistra, infausti quelli di destra. Per la linea del decumanus lo spazio del templum restava diviso in due parti pressochè uguali, un'anteriore ( pars antica ), l'altra posteriore ( pars postica ), e prendeva forma quasi quadrata (con una proporzione di 6 di lunghezza per 5 di larghezza); la pars postica costituiva la cella, la pars antica il pronao, divisi per mezzo d'una parete, con una porta collocata nel luogo di intersezione delle ideali linee di limitazione (ved. Atl. cit., tav. XVI, n. 2).

6. La colonna nell'architettura templare etrusca. — Questo quanto all'area templare. L'architettura poi del tempio, assai poco nota, si presenta come derivazione dal greco, riproduzione dell'ordine dorico, ma con notevoli modificazioni. La colonna ne è elemento principale; posa sopra una base, ha proporzioni più slanciate della dorica (cioè 7 diametri o 14 moduli); l'intercolunnio è assai ampio, rispondendo ad uno spazio di quattro diametri. Il capitello è simile al dorico con echino ed abaco. Sulle colonne posa l'architrave, non di pietra viva ma di legno, onde per la pochezza del suo peso si spiega il largo intercolunnio (v. Atl. cit., tav. XVI, n. 1). Le teste di travi sporgenti, poggiate sopra l'architrave, e al di sopra di queste la gronda (o cornicione), assai pronunziata, sostenevano un alto frontone con ornamenti di terracotta.

L'insieme dell'edificio templare largo e basso mancava dall'armonica severità dell'ordine dorico, e aveva invece un'apparenza greve e tozza. È probabile poi che, per l'ampiezza degli intercolonnî, per l'architrave di legno, per la qualità del materiale, in gran parte di terracotte, gli edifizî non avessero sufficiente saldezza da resistere al tempo, onde in parte si spiega come manchi reliquia di monumento sopra suolo, da cui possiamo riconoscere le forme architettoniche etrusche (ved. Atl. cit., tav. XVII ). Solo pochi resti di base, qualche frammento di capitelli si trovarono a Vulci. Colonne di carattere dorico si riconoscono in alcune tombe di Bomarzo; tombe con facciata a modo di tempio restano a Vulci e a Sovana; facciata di tomba con accenni a colonne, a trabeazione con ispartimenti di diglifi, con frontone ed acroteri vedesi a Norchia. E non mancano nelle edicole sepolcrali o nei sarcofaghi, forme di capitelli che ricordano l'ordine ionico ed il corinzio, con teste umane inserte tra il fogliame. Da alcuni avanzi di edifizî già ricordati parlando di Marzabotto, appare che le parti architettoniche s'abbellissero anche con la colorazione, e s'avesse quindi un'architettura policroma (cfr.pag. 149 e segg.).

Di edifizî etruschi quali curie, ippodromi, teatri, ecc., mancano le notizie letterarie, e poco significanti sono le scarsissime ruine; avanzi d'un anfiteatro si hanno a Sutri, e di un teatro a Fiesole e ad Adria, se pur queste non siano opere di tempo romano.

7. La religione dei defunti presso i popoli Etruschi. — Se perdute sono le storie del popolo etrusco, e distrutti gli edifizî che sopra il suolo essi avevano inalzato, le memorie sue si sono rifugiate, e in qualche parte salvate, nelle tombe. Fra le genti italiche assai religiose, religiosissima fu l'etrusca, che Livio disse dedita religionibus, e Arnobio genetrix et mater superstitionis. Nella religione etrusca la cura di onorare i trapassati di funerali, di tombe e d'amoroso culto ebbe parte principalissima. Gli Etruschi sembrano di continuo compresi dal pensiero del breve nostro vivere, ch'è un correre alla morte, e del destino che attende l'anima oltre la tomba. Alle tombe essi volgono il pensiero con fortissima persuasione di fede e con viva carità delle famiglie, quasi a perpetuare il ricordo della transitoria esistenza di quaggiù. Le anime dei morti credevansi diventar divinità, genî, Lari, veglianti sui luoghi che abitarono in vita; e le anime dei padri e degli avi coi nomi di Mani (Larve, Lemuri) aggiravansi talvolta come spiriti benefici, protettori dei figli e dei nipoti, talvolta come fantasimi terribili ai malvagi. Ad essi facevansi onori d'offerte e di sacrifizi; indi le feste e i riti funebri, e i molti monumenti che ancor sussistono ad ultimo ricordo della civiltà degli antichissimi abitatori d'Italia.

8. Le tombe etrusche e le loro varie forme. — La grandissima quantità di tombe etrusche, essendo scomparse quelle soprasuolo, sono sotterranee, scavate in vario modo, secondo richiede la natura del terreno, dove si allarga il piano; oppure sono superiori al piano dove fianchi di colline e di monte offrono opportuna occasione; talvolta scarpellate nel vivo masso, talaltra murate con grandi massi di pietre squadrate.

Le sotterranee sotto il piano sono camere, precedute solitamente da vestibolo, a cui si discende per via di scale. Talvolta le camere sotterranee sono sormontate da tumuli di terra, contenuti e cinti intorno da muri di grandi massi, ed erette sopra i tumuli erano torri rotonde, o quadrate, o costruzioni coniche, con forme di grande analogia con le tombe orientali di Lidia (ved. Atl. cit., tav. XIX, n. 2).

Le tombe scavate nel fianco del monte sono grotte sepolcrali con corridoi d'ingresso, che conducono al vestibolo ed alle camere mortuarie. Talvolta all'esterno hanno facciate di edifizî, analoghe pur queste a tombe scavate nel masso, che s'incontrano in Grecia, in Licia e in Frigia.