Quanto alla loro destinazione, s'è disputato assai. Probabilmente furono tombe di capi tribù, le quali servirono poi ad uso sacro, come centro religioso della tribù che s'adunava a compiere i riti intorno alla tomba del suo eroe; e infine poi il centro religioso divenne anche centro di difesa e fortezza, con uno svolgimento di pensiero e di usi non diverso da quello delle acropoli greche. Non si deve dunque assegnare ai nuraghi una sola ed esclusiva destinazione, nè una sola età, ma bensì vedervi una successione di usi in un lunghissimo corso di tempo. A qual popolo spettano essi? Le affinità con le costruzioni etrusche non sono decisive: i caratteri di questi monumenti sono piuttosto pelasgici, quali si vedono nei θόλοι e nei θησαυροί; nemmeno la loro giacitura è favorevole a crederli opera di Etruschi stanziati nella Sardegna, poichè, scarseggiando dal lato che guarda l'Italia, abbondano sui lati opposti prospicienti l'Africa e la Spagna. Non potendo quindi determinare queste opere come certamente etrusche, si suppone siano eseguite da popolazioni libiche[56].
B. — Plastica.
(ved.tav. 30-41 ).
I. —
Arte figurativa.
1. Osservazioni generali. — L'abilità artistica degli Etruschi si addimostrò specialmente nel lavoro delle terrecotte e dei metalli. Del primo, ossia della plastica in senso proprio, dice Plinio (XXXV, 45): Elaborata haec ars Italiae et maxime Etruriae; e sono menzionati in Roma come esistenti già dal tempo di Numa collegî di vasai, composti di artieri etruschi, essendo dai tempi più antichi in Roma assai pregiato il tuscum fictile. La plastica d'argilla prima ornò i templi italici, con antefisse, acroterî, bassirilievi e statue nei frontoni, e imagini divine adorate nelle celle del tempio.
Le opere antichissime di plastica etrusca, di terracotta, di pietra o di bronzo mostrano la durezza rigida e greve dello stile arcaico, in cui manca la intelligenza e la buona imitazione della natura.
I caratteri dell'arcaismo sono proprî dell'arte etrusca, non soltanto nel primo suo stadio, ma anche nella sua età fiorente, e lasciarono qualche traccia di sè in una certa gravezza di forme, o impaccio alla imitazione della natura, per cui l'arte etrusca non potè elevarsi ad una vera espressione del bello. Per le analogie dello stile arcaico con l'arte egizia si credette di nominare lo stile etrusco “stile egizio od egittizzante„, supponendolo derivato per via di relazioni degli Etruschi con l'Egitto; relazioni delle quali recentemente s'era creduto trovare documento storico nel nome dei Thursana, o Tirseni, o Tirreni, letto sopra monumenti egizî, ricordanti le imprese di Menepthah I, figlio di Ramesse II, della XIX dinastia (secolo XV-XIV a. C.). Ma quest'affermazione, accolta con favore in prima, oggi da nuovo esame della critica viene confutata ed esclusa. Del resto non si tratta di relazioni dell'Etruria con l'Egitto, ma piuttosto coi popoli orientali in genere. Di relazioni dell'arte, anzi della vita etrusca coll'orientale, i segni e le prove non mancano. Troviamo analogie di stile, di soggetti rappresentati, ed anche oggetti identici a quelli orientali, deposti nelle tombe etrusche, quali scarabei ed idoletti egizî, ed ova di struzzo graffite e dipinte, vasetti unguentarî od alabastri con caratteri geroglifici, e l'uso funebre dei canòpi e delle maschere (ved.tav. 30 ).
Maschere, canopi e seggi cinerarî in bronzo e in terra cotta d'uso funebre e di lavoro etrusco. Tavola 30.
Ved. L. A. Milani, Monumenti etruschi iconici d'uso cinerario in Museo Italiano di antichità classica, vol. I. tav. VIII; cfr. il nostro Manuale, p. 165.
La presenza di questi oggetti è conseguenza non di relazioni dirette, ma d'importazioni commerciali per parte dei Fenici, i quali comperavano nelle città litoranee d'Egitto articoli egiziani e li spargevano per le città del Mediterraneo. I Fenici poi avevano anche una propria produzione d'arte industriale, ma senza un loro proprio stile, lavorando e riproducendo per imitazione gli oggetti orientali più ricercati e più pregiati. Questo indirizzo delle industrie di Tiro e di Sidone ebbero anche le manifatture od officine dei Fenici occidentali, cioè dei Punici, o Cartaginesi. Di prodotti orientali e di prodotti dell'imitazione fenicia, cioè idoletti, amuleti, scarabei di smalto, e di pietra dura, vasi ed ornamenti d'argento e d'oro, erano inondati i mercati d'Italia, del Lazio e dell'Etruria, delle isole del Mediterraneo, e singolarmente della Sardegna[57].