Il Boni, coadiuvato da un'eletta schiera di valenti archeologi ed epigrafisti, sorretto dalla fiducia e dall'aiuto dell'ex Ministro e del Governo, scelse come criterio archeologico di ricerca l'esame stratigrafico del Foro, saggiando sempre per mezzo della sezione verticale dei pozzi la successione degli strati archeologici e geologici, in modo da tener conto d'ogni minimo particolare sulla natura, sulla provenienza e sull'impiego dei materiali antichi, cosicchè questi, alla luce della storia e della critica archeologica, poterono essere meglio vagliati e studiati, e in base a questo studio poterono essere operati gli scavi definitivi.

Bisogna pertanto attendere dalle pubblicazioni ufficiali le notizie sicure sull'orientazione e sulla cronologia dei varî monumenti, con la nuova sistemazione dei quali è legato ormai indissolubilmente il nome dell'onor. Baccelli e dei benemeriti archeologi romani.

In poco meno di due anni, i risultati degli scavi del Foro furono notevolissimi, perchè misero alla luce il famoso niger lapis, o strato di pietra nera, di cui fu selciata parte del Foro, la stele ormai celebre per la difficoltà della sua interpretazione, i rostra del Comizio e l'ara di Cesare, le celle sotterranee del tempio di Vesta e la domus publica, la Regia, la nuova sistemazione delle cloache e il ritrovamento di una cloaca anteriore a quella maxima, e orientata diversamente da questa, nonchè la nuova direzione della Sacra Via non sempre identica a quella tradizionalmente creduta come tale.

LA “SACRA VIA„

Incominciamo da questa maggiore arteria del Foro. Se ne è modificata la direzione in sèguito allo sterro eseguito dinanzi la Basilica di Costantino; si è distinta la parte di costruzione dell'epoca imperiale da quella antichissima repubblicana, e si sono rinvenuti due muri di fondazione che intersecavano la Via Sacra e tra i due muri vestigia di edifici distrutti, di cui uno del periodo repubblicano, a costruzione reticolata (ved.tav. 87 ). Veduta esterna del “niger lapis„ scoperto a Roma negli scavi recenti sul Foro Romano. Tavola 89. (da fotografia). “La vita secolare e intensa del popolo che finì col dominare il mondo antico — scrive l'arch. Boni[194] — dovette mutare l'aspetto primitivo della piccola valle in cui sorsero il Comizio, il Foro e i Sacrarî di Stato, e la cui struttura geologica ha per certo influito nel distribuire i centri della vita religiosa, civile e politica romana, sul percorso della Sacra Via, che li collegava„.

Perciò si credette opportuno nell'eseguire il rilievo della Sacra Via di fare anche quello di tutti gli edifici adiacenti, nell'area compresa fra il Colosseum e il Tabularium, e questo rilievo fu eseguito nel maggio scorso[195] da quarantasei alunni del secondo corso della Scuola d'applicazione degli ingegneri della R. Università di Roma, divisi in cinque squadre, sotto la direzione del prof. Reina, coadiuvato da cinque assistenti della Scuola stessa[196], ed è qui riprodotto nella nostratavola n. 96.

Gli scandagli che intanto l'architetto Boni andava compiendo confermarono che “i ruderi visibili rappresentavano l'ultimo capitolo di uno dei più preziosi libri della storia umana, sepolto sotto selciati medioevali rifatti nel Cinquecento, o più di recente sofisticati; e sotto un fitto velo di terriccio e di lastrami di pietra, che dinanzi alla storia hanno il valore delle imbiancature che in certe chiese ricordano le pestilenze del Seicento, ma nascondono gli affreschi di Giotto„[197].

IL “COMITIUM„ E IL “NIGER LAPIS„.

Intimamente connesso con la Via Sacra è il Comitium, che l'architetto Boni sterrò alacremente, mettendo allo scoperto la parte anteriore della chiesa di S. Adriano fino al livello attribuito all'imperatore Diocleziano. Ritornò in luce dinanzi alla chiesa il pavimento del Comizio e un'importantissima iscrizione, che si reintegra c]uriam sen[atus. Oltre ritrovamenti di blocchi di travertino dell'età repubblicana e di molti pozzetti sull'area del Comizio, ciò che più interessa è il ritrovamento del niger lapis, che si credette sùbito la tomba di Romolo e fu oggetto di discussioni molte e vivaci (ved.tav. 89 ). Il cippo inscritto rinvenuto sul Foro Romano. Tavola 90.

Ved. Domenico Comparetti, Iscrizione arcaica del Foro Romano. Firenze-Roma. Bencini. 1900, fig. a pag. 7.