Una conseguenza non inaspettata, ma in ogni modo fortunatissima degli scavi sistematici del Foro Romano fu lo studio profondo e minuzioso di tutto il sistema stradale del centro della vita romana, nonchè di quello sotterraneo con lo scavo delle cloache e dei pozzetti che misero in luce la complicata canalizzazione della fognatura e dello scolo delle acque in Roma.
Mi limiterò solo ad accennare al fatto importantissimo, messo in luce dalle ricerche del Boni, che la cloaca maxima (ved.tav. 47 ), risulta costrutta di massi tolti da edifici repubblicani; non sarebbe stata opera dei re Tarquinii, ma lavoro dell'ultimo periodo della Repubblica, mentre l'antica cloaca che si attribuisce ai Tarquinii pare esista in un altro luogo, ove si vedono vestigia considerevoli più a levante della maxima. Quella prima grande cloaca sarebbe stata poi abbandonata quando i Romani costrussero la Basilica Aemilia.
FINE.
SACRA · VIA · ET · CONTINENTIA · AEDIFICIA
Tavola 96. — Rilievo grafico generale dello stato attuale del Foro Romano, risultante dalla connessione a penna nella scala di 1:500 dei rilievi altimetrici parziali, eseguiti l'anno 1900 dagli alunni della R. Scuola d'applicazione degli ingegneri in Roma nell'area compresa tra il Colosseo e il Tabularium. (Cfr. Notizie degli Scavi, giugno 1900, pag. 220 e segg.).
NOTE:
1. Ved. Marquis de Nadaillac: Moeurs et monuments des peuples préhistoriques. Parigi, Masson, 1888, pag. 4; Salomon Reinach, Le Musée de l'empreur Auguste ( Revue d'anthropol. di Parigi, Serie terza, IV, pag. 28-36); Ettore Regalia, Sul Museo dell'imperatore Augusto ( Arch. per l'antrop., XIX). Firenze, 1889.2. Le indicazioni bibliografiche intorno agli studî di paletnologia e di archeologia preistorica in Italia si trovano tutte raccolte, almeno quelle di opere pubblicate avanti al 1874, e diligentemente ordinate nelle due utili pubblicazioni del professore Luigi Pigorini, Bibliografia paleoetnologica italiana dal 1850 al 1871; e Matériaux pour l'histoire de la paléoethnologie italienne. Parma, 1874. — Dopo l'anno 1874 si consulti soprattutto il Bullettino di paletnologia italiana, diretto appunto dall'illustre Pigorini, pubblicazione che fa onore al nome italiano, e che contiene, oltre le relazioni sugli scavi varî e sui nuovi ritrovamenti, anche una bibliografia paletnologica molto accurata in ordine cronologico. Uno studio generale, ma abbastanza esatto, della paleoetnologia, si trova nel Manuale Hoepli di Innocenzo Regazzoni. Milano, 1885; più recente e dotto il bel lavoro d'indole generale del ch. E. Brizio, Storia politica d'Italia; epoca preistorica. Milano, Vallardi, 1899-1900.3. Esemplari vari e numerevoli di queste figure trovansi, p. es., al R. Museo di Antichità di Torino, nelle sale delle antichità preromane, provenienti da Lomello. Cfr. Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la provincia di Torino.4. Molte e chiare riproduzioni grafiche di questi oggetti di uso e d'ornamento dei popoli preistorici d'Italia si trovano nel magistrale Album del Montelius, unito all'opera: Oscar Montelius, La civilisation primitive en Italie, depuis l'introduction des métaux: I Parte: Italie Septentrionale, Stokholm. Imprimerie royale, 1895 (Testo e Atlante). Da questo atlante riproduco qui qualcuna delle tavole più importanti inserite nel testo.5. Sull'esistenza di questo popolo nella vallata del Po scrissero un libro importantissimo gli archeologi Alessandro Bertrand e Salomone Reinach, Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube. Parigi, Leroux, 1894. Ved. per le antichità di Golasecca e Castelletto Ticino letav. 6 e7.6. Bibliografia sulle terremare: Sulla loro costituzione e sulla storia della loro scoperta ved. Pigorini, op. cit.; cfr. Nuova Antologia. 1870, pag. 347: Boll. Ist. Corr. archeol. di Roma, 1876, pag. 107: G. Chierici, Le antichità preromane della provincia di Reggio nell'Emilia, 1871; cfr. Boll. cit. di paletnologia ital., passim, specialmente le prime annate. — Sulla questione etnografica, si consulti, per l'opinione che i terramaricoli fossero Umbri: W. Helbig, Die Italiker in der Poebene, Leipzig 1879; per l'opinione che fossero piuttosto Liguri: E. Brizio, Nuova Antologia. aprile e ottobre 1880 ( Liguri nelle Terremare ); la Coltura, fasc. II, 1881. Oltre i lavori generali di Nicolucci, La stirpe ligure in Italia, e di Mariotti, Sugli scavi di Velleja, cfr. L. Schiaparelli, Le stirpi Ibero-Liguri nell'Occidente e nell'Italia antica, 1880.7. Ved.tav. 10 a pag. 31, e cfr.tav. 9 a pag. 30.8. Cfr. la figura qui di fronte, e Gozzadini, Di alcuni sepolcri della necropoli felsinea, pag. 20; cfr. Bertrand-Reinach, Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube. Parigi, Leroux, 1894. — Per Micene, Ved. anche Atl. di arte greca, Manuali Hoepli, tav. IV, e la figura a pag. 29 (tav. 8).9. Ved. Desor, Revue archéolog., 1871, pag. 409. L'opera esauriente sull'argomento è quella di Antonio Zannoni, La Fonderia di Bologna. Testo e Atlante. 1888.10. Circa l'opinione sostenuta precedentemente che l'opera appartenga alla civiltà etrusca, ved. Zannoni, Scavi della Certosa, Conestabile, “Compte rendu„ del Congresso di Bologna, 1871; pag. 272. Ved. oggetti funebri del periodo etrusco della Certosa in Bologna più avanti, nelle tavole che illustrano la parte etrusca.11. Per i sepolcreti umbro-felsinei, ved. E. Brizio, Monumenti archeologici della provincia di Bologna, nell'opera: Appennino bolognese, descrizioni e itinerarî, Bologna, 1881, pag. 208; G. Gozzadini, Sepolcri dell'Arsenale, Bologna, 1875, e Scavi Arnoaldi Veli, 1877; A. Zannoni, Scavi Benacci, nel Bollett. di Corr. Arch., 1875, pag. 177 e 299. Per gli oggetti di questi e di altri ritrovamenti, ved. il Museo Civico di Bologna, che ha una sala speciale pei Monumenti della necropoli felsinea, e cfr. il Catalogo scientifico del Museo dello stesso ch. prof. Brizio. Per la situla istoriata ved. specialmente Scavi della Certosa, atlante, tav. XXXV.12. Anzi per il Gozzadini Villanova è dei Proto-etruschi (sec. X-IX; ved. op. cit. a pag. 6, 52), mentre per lo Zannoni è di diverse genti in epoche successive ( Boll. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 46, 713); per il Desor e per il Brizio, degli Umbri ( Grotta del Farnè, pag. 46).13. Cfr. Fr. Gnecchi, Monete romane, Milano, Hoepli, 1896, 1ª ediz., pag. 15 e segg.; cfr. S. Ambrosoli, Numismatica, Milano, Hoepli, 1895, pag. 79.14. Che siano rasoi, crede lo Zannoni, Bollett. Ist. Corr. Arch. 1875, pag. 45; cfr. ibidem, pag. 14, l'opinione dello Helbig, che crede importato l'uso del radersi per mezzo del commercio (cfr. Atti Accad. Lincei, 1879-80, pag. 180) mentre pel prof. Lignana fu patrimonio comune degli Arii ( Boll. Ist. Corr. Archeol. 1875, pag. 16).15. Boll. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 51.16. Intorno alla necropoli di Villanova ved. Gozzadini, La nécropole de Villanova découverte et décrite. Bologna, 1890; cfr. Boll. Ist. Corr., 1875, pag. 270: A. Fabretti, Archivio Storico italiano, Nuova Serie, Tom. I, parte 1, pag. 220; tom. IV, parte 1, p. 227.17. Ved. Helbig, Boll. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 14 e 15.18. Compte rendu du Congrès de Bologne, 1871, pag. 195, 445 e segg.; cfr. Michele De Rossi, Boll. Ist. Corr. Archeol., 1867, pag. 5; 1868, pag. 116; 1871, pag. 247; cfr. Annali Ist. Corr. Arch., 1876, pag. 324.19. Intorno alle urne-capanne ved. Aless. Visconti, Atti Accad. rom. d'Archeol., parte 2ª; P. Nicard, Revue Archéologique, 1876, pag. 337; Lisch, Über die Hausurnen...., 1856; Ghirardini, Notizie degli Scavi, 1881, 1882; R. Virchow, Über die Zeitbestimmung der italischen und deutschen Hausurnen, Berlino, 1883; A. Taramelli, I cinerarî antichissimi in forma di capanna scoperti nell'Europa ( Rendic. della Accademia Lincei, V, vol. II, classe di scienze morali); O. Montelius, Zur ältesten Geschichte dés Wohnhausés in Europa, speciell in Nordin ( Arch. f. Anthrop., XXIII).20. Ved. Ann. Istit. Arch. 1871, pag. 34-53. Cfr. Gnecchi, op. cit., pag. 19 e segg.; Ambrosoli, op. cit., pag. 80 e segg.21. Ved. la casa Romuli del Palatino rispondente alle descrizioni di Dionigi (I, 78) e di Ovidio ( Inst. III. 183): Quare fuerit nostri, si quaeris, regia nati | Aspice de canna viminibusque domus.22. Si sono rinvenuti oggetti simili a questo, in bronzo a Corneto Tarquinia.23. Ved. Ghirardini, Notizie degli Scavi, febbraio 1883.24. Ved. A. Stoppani, L'ambra nella storia e nella geologia. Milano, 1886; Bull. di paletn. ital., XII (1886), pag. 47 e segg.; XIII (1887), pag. 21 e segg.; Helbig, Commercio dell'ambra, pag. 10; id., Das homer. Epos, 2ª ediz., p. 89; Blümner, Technologie, ecc., II, pag. 385; Barnabei in Monum. ant., IV, col. 386 e segg.; S. Ricci, Oggetti ornamentali provenienti dal territorio di Golasecca in Bull. di paletn., XXI (1895), pag. 89 e segg.; J. Szombathy, Zur Vorgeschichte des Bernsteins. Vienna, 1895; Klebs, Der Bernsteinsschmuck der Steinzeit; Hoernes, Urgesch. d. bild. Kunst. Vienna, 1898, pag. 21 e segg.; 124, 128, 316, 376.25. Ved. L. Benvenuti, Museo euganeo-romano di Este, 1880; Prosdocimi, Notizie degli Scavi, 1882, pag. 5 e segg.; Boll. Ist. Corr. Arch., 1881, pag. 70; Helbig, Bollett. Ist. Corr. Arch., 1882, pag. 74. Il Ghirardini completò e modificò alquanto nella maggiore e più chiara distinzione sua quella dei quattro periodi Prosdocimi in Notizie degli Scavi, 1888.26. Ved. intorno a queste scoperte interessantissime il lavoro dello Helbig, Boll. Ist. Corr. Archeol., 1875, pag. 233.27. Ved. Boll. Ist. Corr. Arch. 1835, pag. 216; cfr. Gamurrini e Conestabile, Sopra due dischi di bronzo italici, ecc. ( Memorie R. Accad. di Scienze di Torino, XXXVIII, 1876, serie II); cfr. il recente ed ottimo lavoro dello Gsell, Fouilles de Vulci. Parigi, 1891.28. Ved. su Corneto-Tarquinia: Ghirardini, Notizie degli Scavi, 1881, pag. 342; 1882, pag. 136: Helbig, Boll. Istit. Corrispond. Archeolog., 1882.29. Cfr.pag. 40 etav. 15.30. Cfr. Fr. Gnecchi, Monete romane. Milano, Hoepli, 1900. 2ª ediz., pag. 85-89.31. Per gli scavi della Certosa ved. specialmente l'opera dell'ing. A. Zannoni, Scavi della Certosa, descritti ed illustrati. Bologna, 1876; C. Conestabile, Compte rendu du Congrès, pag. 263; E. Brizio, Bollett. C. A., 1872, pag. 12 seg.; Monumenti archeologici della provincia di Bologna, 1881.32. Intorno a Marzabotto ved. C. Gozzadini, D'un'antica necropoli a Marzabotto, Bologna, 1865; Nuove scoperte a Marzabotto, Bologna, 1870; C. Conestabile, Rapport sur la Nécropole... in Compte rendu du Congrès..., pag. 242; cfr. G. Chierici, Antichità preromane della provincia di Reggio d'Emilia, in cui l'autore espone l'opinione, in parte dibattuta, che Marzabotto fosse un borgo abitato.33. Intorno a Cacrilio ved. Helbig, Die Italiker in der Poebene, pag. 125, con l'appendice del Löschcke su quel figulinaio.34. Ved. parte etrusca. Intorno alle ciste ved. Cavedoni, D'una cista di Castelvetro in Ann. Ist. Corr. Arch., 1842, p. 67 (cfr. 1847, pag. 71); Zannoni, in Memorie R. Accademia delle Scienze di Torino, 1876, vol. XXVIII, pag. 111; Helbig, Bronzi di Capua in Annali dell'Ist. di Corr. Arch., 1880, pag. 223, 240, ecc.; cfr. Annali Ist. Corr. Archeolog. 1881, pag. 214.35. Ved. Semper, Der Stil, citato nella Bibliografia che precede questo Manuale,pag. 9.36. G. C. Conestabile, Sopra due dischi di bronzo antico italici del Museo di Perugia in Memorie dell'Accad. delle Scienze di Torino, Tom. XXVIII (1876), serie II, pag. 26 e segg.; cfr. Conze, Zur Geschichte der Anfänge der Griech. Kunst, Vienna, 1870.37. Helbig, Sulla provenienza della decorazione geometrica in An. Ist. Corr. Arch., 1875, pag. 221 e segg.38. Ved. Conze, sostenitore più tardi di un primo studio di disegno e ornamento geometrico presso tutti i popoli in Ann. Ist. Corr. Archeol., 1877, pag. 354 e segg. (sopra oggetti di bronzo trovati nel Tirolo Meridionale).39. La voce greca che genericamente indica “seppellire„ cioè θάπτειν, nel valore primo della sua radicale ταφ, dice “ardere, abbrucciare„, ed ha per riscontro la rad. tep. di tep-eo e tep-idus nel latino, e per riprova τέθρα, “la cenere„ e l'uso della voce θάπτειν in senso d'incenerire i morti, presso Omero ( Iliade, XXI, 323: Odissea, XII, 12. XXIV, 417).40. Per es., nelle sepolture umbro-felsinee e di Villanova la proporzione sarebbe di 4 umati per 100 combusti.41. Questo risulta da esplicita dichiarazione di Cicerone nel de legibus (II, 22), ripetuta da Plinio ( h. n. VII, 54). Nel libro XI dell' Eneide, Virgilio descrive i funerali dei caduti nella battaglia fra Rutuli e Troiani: nel campo troiano tutti i morti sono arsi, nel campo italico molti arsi e molti sotterrati.42. Ved. J. Grimm, Über das Verbrennen der Leichen, in Atti Accad., Berlino, 1849, pag. 191; Biondelli, La cremazione dei cadaveri in Rivista italiana di Scienze e Lettere. Milano, 1874; J. Marquardt, Handbuch der römischen Alterthümer (B. VIII, Th. I), pag. 330 e segg.43. Sui Pelasgi ved. A. Vannucci, Storia dell'Italia antica, vol. I; L. Schiaparelli, I Pelasgi nell'Italia antica, Torino, 1879; Micali, L'Italia avanti il dominio dei Romani, I, pag. 181; II, pag. 157; Storia antica dei popoli italici, I, pag. 195; Petit Radel, ved. Il Museo pelasgico d'Italia e d'altre regioni (Biblioteca Mazarino a Parigi); cfr. Bollettino e Annali dell'Ist. Corr. Arch. di Roma, 1829, 1830, 1831; C. A. De Cara, Le necropoli pelasgiche d'Italia e le origini italiche, Roma, 1894; V. Di Cicco, Le città pelasgiche nella Basilicata (in Arte e Storia, gennaio, 1896); L. Mauceri, Sopra un'acropoli pelasgica esistente nei dintorni di Termini Imerese. Palermo, 1896; A. C. De Cara, Gli Hethei-Pelasgi in Italia. Opuscoletti varî tratti dalla Civiltà Cattolica, serie XVI, vol. XI-XII; E. Lattes, Di due nuove iscrizioni preromane trovate presso Pesaro in relazione cogli ultimi studî intorno alla quistione tirreno-pelasgica, con 3 tavole ( Rendic. d. Acc. Lincei, Classe di Scienze morali, Ser. V, vol. II e III). Cfr. Pigorini in Boll. di paletnol. ital., 1889, fasc. 7-9, pag. 201-202 ( Le città pelasgiche italiane ).44. Intorno agli Etruschi ved. C. O. Müller, Die Etrusker e nei Kleine deutsche Schriften, vol. I, pag. 129; G. Schwegler, nella Römische Geschichte, volume I; Micali, Storia dei popoli italiani, vol. I; Vannucci, Storia dell'Italia antica, vol. I; Nöel des Vergers, Les Etrusques. Ved. l'esposizione delle più recenti opinioni sugli Etruschi in uno studio del prof. Bertolini, Nuova Antologia (maggio 1872). — Per l'arte etrusca in generale ved. C. O. Müller, Die Kunst der Etrusker ( Kunstarchaeologische Werke, vol. 3º, pag. 118) e Lanzi, Saggio di lingua etrusca, 1824, vol. 2º; Cfr. Martha, Manuel d'archéologie étrusque et romaine. Paris Quantin, s. a.; L'arte étrusque. Parigi, Firmin, Didot, 1889.45. Per le citazioni classiche, ved. Nöel de Wergers, L'Étrurie et les Étrusques, 2 vol., 1862.46. E. Brizio, La provenienza degli Etruschi in Atti cit., e Nuova Antologia, 1890; ora, recentemente, in Storia politica d'Italia, Epoca preistorica, Milano. Vallardi, 1899-1900, pag. CXXXVIII-CXXXX.47. J. Martha, nell' Art étrusque, già citata.48. Ved. Annali, 1883, pag. 5-104.49. Ved. O. Müller, Die Etrusker; Corssen, Die Sprache der Etrusker, 1870-72; Deecke, Etruskische Forschungen; Deecke e Pauli, Etruskische Forschungen und Studien; Pauli, Altitalische Studien. Pei lavori del Lattes, cfr. la pagina seguente, not. 1.50. Ai lavori già citati dell'illustre Lattes (cfr. pag. 99 e 107), aggiungiamo qui alcuni altri dei principali, che mostrano chiaramente la sua attività e competenza nel campo dell'epigrafia e glottologia etrusca dal 1890 fino ad oggi (cfr. un mio cenno nella Rassegna Nazionale dell'ottobre 1895). — 1890: Iscrizione metrologica di un'anfora ( Rend. Ist. Lomb. ). — 1891: Epigrafia e note di epigrafia etrusca; La nuova iscrizione sabellica; La grande iscrizione del cippo di Perugia tradotta ed illustrata; Un'iscrizione etrusca alla Trivulziana ( Rend. Ist. Lomb. ) — 1892: Le iscrizioni paleolatine dei fittili e dei bronzi di provenienza etrusca ( Memorie Ist. Lomb. ); Primi appunti ermeneutici intorno alla Mummia di Agram ( Atti della Regia Accademia di Scienze, Torino ). — 1893: Saggi ed appunti intorno all'iscrizione etrusca della Mummia ( Memorie Istituto Lombardo ) — 1894: L'iscrizione etrusca della Mummia e il nuovo libro del Pauli intorno alle iscrizioni tirrene di Lemno ( Rendiconti dell'Istituto Lombardo ); L'ultima colonna della iscrizione etrusca della Mummia ( Memorie R. Accad. Scienze, Torino ). — 1895: Etrusca φui Fuimu per lat. fui, fuimus ( Rend. Istit. Lomb. ); Studî metrici intorno all'iscrizione etrusca della Mummia ( Memorie Ist. Lomb. ); Il vino di Naxos in una iscrizione preromana dei Leponzi in Val d'Ossola ( Atti R. Accad. Scienze, Torino ): I giudizi dello Stolz e del Thurneysen.... e i nuovissimi fittili di Narce ( Riv. di Filologia e d'Istruzione class. ). — Inoltre nei volumi IV, V e VII degli Studi italiani di Filologia classica il Lattes pubblicò varî lavori critici sugli otto fascicoli del nuovo Corpus Inscriptionum Etruscarum. — 1896: Recensione dei primi quattro fascicoli come sopra ( Riv. di Filologia e d'Istruz. class. ); Le iscrizioni latine col matronimico di provenienza etrusca ( Atti R. Accad., Napoli ); Ueber das Alphabet und die Sprache der Inschriften von Novilara ( Hermes, vol. XXXI). — 1899: Di un'iscrizione etrusca trovata a Cartagine; di due antichissime iscrizioni etrusche testè scoperte a Barbarano di Sutri; La iscrizione anteromana di Poggio Sommavilla; Il numerale etrusco θυ ecc.; Primi appunti sulla grande iscrizione etrusca trovata a S. Maria di Capua ( Rendic. R. Ist. Lomb. ). — Indagatore intelligente ed esatto è uno scolaro del Lattes, ex-allievo della nostra Accademia Scientifico-Letteraria, il dott. Bartolomeo Nogara, autore del libro Il nome personale nella Lombardia, il quale da parecchi anni inserisce nei nostri annuari dell'Accademia delle succinte Relazioni intorno ai suoi viaggi epigrafici nei centri italiani rappresentati da documenti epigrafici etruschi.51. Ved. Micali, Stor. dei pop. it., tav. CVIII. — Credo piuttosto che la prima origine di quest'uso sia provenuto dalla barbara costumanza di appendere le teste dei generali nemici fatti prigionieri ed uccisi, per spaventare il nemico stesso e in atto di tripudio per la vittoria ottenuta.52. Ved. Plinio, Natur. histor., XXXVI, 19.53. Ved. Erodoto, Stor. greca, I, 93.54. Cfr. Stéphane Gsell, Fouilles dans la nécropole de Vulci. Parigi, Thoia, 1891.55. Ved. Plinio, Natur. historia, XXXV, 6; cfr. A. Vannucci, Storia dell'Italia antica, vol. I, e la bibliografia relativa; cfr. L. A. Milani, Il Museo topografico dell'Etruria. Firenze, 1885.56. Sui Nuraghi ved. E. Pais, La Sardegna prima del dominio romano in Atti Accadem. dei Lincei, VII, 1880-81, pag. 277. Cfr. Regazzoni, Manuale di Paletnologia, Milano, Hoepli, 1885, pag. 159-165. — Ne parlano anche Sfano, Paleoetnologia sarda Alb. Lam, Cagliari, 1871; Alb. Lamarmora, Itineraire de l'Ile de Sardaigne, tom. II; Guido dalla Rosa, Abitazioni dell'epoca della pietra nell'Isola Pantellaria, Parma, 1871; Burton, Note sopra i Castellieri e rovine preistoriche nella penisola istriana, Capo d'Istria, 1877. Cfr. Bull. di Paletnol. ital., IX (1883), pag. 74, 77, ove sono citati altri lavori speciali sull'argomento.57. Ved. W. Helbig, Arte fenicia in Ann. Ist. Corr. Arch. 1876, p. 197.58. Ved. L. Lanzi, Saggio dello stile di scultori antichi, p. 18.59. Quintilianus, XII, 10; cfr. Overbeck, Die antiken Schriftquellen zur Geschichte der bild. Künste bei den Griechen. Lipsia, Engelmann, 1888, pag. 78-79.60. Cfr. vol. I, Arte greca, pag. 50, 51 della Iª edizione Gentile, tav. XXXIV.61. Cfr. vol. I, Arte greca id., pag. 69, tav. XLVI.62. Cfr. vol. I, Arte greca id., pag. 67, tav. XLI.63. Cfr. vol. I, Arte greca id., pag. 210, 214, 219, tav. CXXXVI-CXXXIX.64. Per le urne etrusche, ved. Micali nelle tavole aggiuntive alla Storia dei popoli italici, e nei Monumenti inediti: Uhden negli Atti dell'Accademia di Berlino, 1816, 1818, 1827-29; Brunn I rilievi delle urne etrusche, Roma, 1870.65. Ved. Properzio, IV, 2, 61.66. Ved. Dionis., I, 79.67. Ved. Plinio, Natur. histor. XXXIV, 16; Signa tuscanica per terras dispersa, quae in Etruria factitata non est dubium.68. Ved. Orazio, Epistole, II, 180.69. Ved. Micali, Storia dei popoli ital. antic., tav. XXII-XXXVII; e Monum. inedit., tav. XVII.70. Ved. Bollettino Istit. Corr. Archeol., 1837, pag. 7; Annali, 1837, pag. 26.71. Ved. Micali, Monum. inedit., tav. XII.72. Dionisio, I, 70. Cfr. Helbig, Führer, traduzione francese di Toutain ( Guide dans les musées d'archéologie classique de Rome, Lipsia, Baedeker, 1893, pag. 461, n. 618).73. Ved. Ateneo, Deipnosofisti, XV, 18.74. Ved. Virgilio, Eneide, I, 727;..... dependent lychni laquearibus aureis..... incensi.....75. Ved. disegni in Micali, Mon. ined. IX e X e pag. 72; cenno della scoperta in Boll. C. A., 1840, pag. 164, e studio di Abeken, negli Annali I. C. A., 1842, pag. 53.76. Cavedoni, Annali Ist. Corr. Arch., 1842, pag. 75.77. Per gli specchi etruschi ved. Gerhard, Über die Metallspiegel der Etrusker ( Abhandl. der koniglichen Akad. d. Wissensch. zu Berlin, 1836, pag. 323), e la maggior opera dello stesso autore, Etruskische Spiegel, 1840. Molti disegni e illustrazioni negli Annali e nei Monumenti dell'Ist. d. C. A.78. Boll. Ist. Corr. Arch., 1880, pag. 213. Ved. per la cista Ficoroni la nostratav. 34.79. Ved. Micali, Mon. ined., tav LIV.80. Ved. Plinio, N. H., XXXV, 6. Egli dice che i dipinti di Ardea, città per lo meno di occupazione etrusca, siano anteriori alla fondazione di Roma.81. Ved. p. es., Annali Ist. Corr. Arch., 1873, pag. 239.82. Intorno alla storia della pittura etrusca ved. Helbig, Ann. Ist. Corr. Archeol., 1863, pag. 336; Brunn-Helbig, ibid., 1866, 1870. Intorno alla policromia ved. Braun, Bollett. Ist. Corr. Archeol., 1841, pag. 2; Martha, L'art étrusque già più volte citata.83. Ved. questo nostro Manuale apag. 78 e segg.84. Ved. Micali, Monum. ined., tav. IV e V.85. Ved. p. es., Monum. Istit. Corr. Archeol. II, 8, 9, in cui sono rappresentati due vasi, l'uno con Atteone sbranato dai cani, e con Aiace che s'abbandona sulla spada; l'altro con Aiace che immola un uomo ignudo, assistito da Charun, faccia mostruosa che si rivede sullo stesso vaso con tre imagini femminili. Opera di pennello volgare e non antico, ma prettamente etrusco. Cfr. pei vasi greci l' Atl. d'arte greca, tav. CXXXVI e segg.86. Ved. Annali Ist. Corr. Arch., 1875, 98; cfr. Bollettino, 1874, pag. 241. — Circa la composizione dei buccheri, ved. Bollettino Ist. Corr. Arch., 1837, pag. 28; ibid., 1842, pag. 164, e recentemente l'ill. prof. Barnabei, che ritrattò la questione con nuovi esperimenti e copia di prove critiche e bibliografiche in Monum. Ant. della R. Accad. dei Lincei, IV, 1894.
Quanto ai disegni varî dei buccheri ved. Micali, cit., Monumenti ined., tavole XXVII-XXVIII, pag. 156; Nöel des Vergers, Atlante tav. XVII e segg..
87. Ved. A. Fabbroni, Storia degli antichi vasi fittili aretini. 1841.88. Ved. Micali, Mon. ined., tav. IV, 2, pag. 40.89. Ved. Klügmann, Annali Ist. Corr. Arch., 1871, pag. 1; Mon., vol. VIII, tav. 26.90. Molti scritti pubblica l'avv. Giuseppe Fregni di Modena sulle iscrizioni etrusche ed umbre, sulla Grotta di Corneto Tarquinia, sulla Colonna di Foca (1897-1900), ma lascio agli specialisti in materia il giudizio sul merito scientifico dei suoi lavori.91. Cfr.pag. 117-118.
Fin dal 1893 uno degli alunni del Lattes, il dott. Bartolomeo Nogara, già citato, (cfr.pag. 118 ), raccolse calchi e disegni di iscrizioni etrusche da lui fatti nel Museo di Perugia, (1º viaggio epigrafico 1893), e un primo manipolo di iscrizioni messapiche depositate con quelle etrusche presso la R. Accademia Scientifico-Letteraria nel 1895 (2º viaggio epigrafico). Incoraggito dai premi Lattes, il dott. Nogara continuò le sue ricerche e le sue collezioni di calchi e disegni per gli anni successivi in altre città dell'Etruria fino all'anno scorso (3º viaggio 1896; 4º, 1897; 5º, 1898; 6º-7º 1899); ved. Relazioni nell'Annuario della R. Accademia Scientifico-Letteraria, dall'anno 1894 fino al 1900.