Ciò detto Davide uscì con precipitazione dalla stanza, prima che la mia maraviglia e la mia titubanza tra lo incorraggiarlo o il distoglierlo da quel progetto mi avessero permesso di articolar una parola.

Passai tutto quel giorno in un'inquietudine mortale.

Alla notte, e ad ora assai tarda, ricevetti da Davide una lettera così concepita:

«Io parto in questo momento per Genova, d'onde raggiungerò la mia famiglia in un piccolo villaggio del litorale. È da lungo tempo che meditava questo progetto senza mai sapermi risolvere. Gli avvenimenti già compiuti e quelli che stanno per compiersi m'hanno fatto prendere finalmente questa decisione. Non ho voluto rimanere quì perchè nè la pietà mi distogliesse dalla mia vendetta—se pure io ho il potere di arrestarla—nè la vista del suo compimento, qualunque ella sia per essere, mi opprimesse di rimorsi che non debbo avere; sento il bisogno di dirvi tutto ciò che ho fatto per la salvezza di Silvia. In questo tentativo non vi era egoismo; il suo cuore non mi apparteneva più, nè io voleva pretendervi ancora; io non voleva che la sua felicità. Il disinteresse mio apparirà più sincero dalla rinuncia che farò alla mano di mia cugina, anche allorquando il suo cuore sarà libero e la sua gioventù rifiorita.

Non posso dirvi di più. Ho trovato il conte di Sagrezwitcth e gli ho parlato. Quei due uomini si conoscono. Io non ho alcuna parte in ciò che sta per succedere; ricordatelo bene. Io non poteva nè prevedere, nè arrestare gli avvenimenti che dovranno compiersi; è la mano della fatalità, che li aveva preparati. Io non ne sono stato che uno strumento: ho avvicinato due uomini che dovevano rimanere lontani, ecco tutta la mia responsabilità; ed è l'amore di Silvia che mi ha indotto ad assumerne il peso. Che questa mia giustificazione non sfugga dalla vostra memoria! Mi è impossibile spiegarmi maggiormente. Distruggete subito questa lettera.»

Non mai nella mia vita mi era trovato avvolto in una trama più triste e più complicata. Quali erano i bisogni di Davide? che cosa gli aveva detto il conte di Sagrezwitcth? come poteva egli parlarmi con tanta sicurezza di una vendetta che doveva compiersi senza di lui? e perchè era egli partito? Anche la salvezza di Silvia, se tal cosa era ancora possibile, non mi confortava della mia dispiacenza di aver confidato a Davide il segreto del barone di Saternez, e di averlo messo nella possibilità di vendicarsene. Io era in dovere di rimediare, se lo poteva, al male che aveva fatto. Non mancavano più che sette giorni all'epoca fissata per le nozze, e questa vendetta, il cui scopo era d'impedirle, avrebbe dovuto compiersi in quell'intervallo di tempo.

Risolsi di recarmi a visitare il giovane barone, e secondo ciò che egli avrebbe risposto alle mie insinuazioni, confidargli interamente, o lasciargli sospettare il pericolo che lo minacciava. Distrussi la lettera di Davide: e valendomi dell'indirizzo che egli mi aveva dato del suo rivale, mi recai tosto alla sua casa.

Il barone di Saternez non si mostrò punto meravigliato di vedermi; mi porse la mano con atto di affetto più che di semplice cortesia, e disse: vi aspettava.

—Come! esclamai io sorpreso, voi conoscete dunque lo scopo della mia visita?

—Sì, diss'egli. E dopo un istante di silenzio rispose sorridendo d'un sorriso violento:—io non sono soltanto un uomo pericoloso, sono anche un abile fisionomista. Quando vi ho veduto ieri l'altro per la prima volta, ho indovinato che il vostro cuore era buono, e che se aveste potuto fallire per debolezza o per fine di bene, non avreste indugiato a dolervi delle conseguenze dei vostri errori, e a tentare di ripararvi. In seguito alla visita del vostro amico, il conte di Sagrezwitcth è stato qui due ore or sono. Era dunque naturale che io vi aspettassi.