Che con dolce pendìo cingon le liete,

Dell'Eupili lagune irrigatrici;

E nel vederli mi sclamai; salvete,

Piagge dilette al ciel, che al mio Parini

Foste cortesi di vostr'ombre quete!

Quando ei fabbro di numeri divini

L'acre bile fe' dolce, e la vestia

Di tebani concenti e venosini.

Parea de' carmi suoi la melodia

Per quell'aure ancor viva; e l'aure e l'onde