Nel lato settentrionale della cinta sorge un edificio mortuario di forma quadrata al basso, superiormente di figura cilindrica con gradinata a cupola d'ordine dorico, colle pareti laterali a bugnati e fregiate di colonne scanellate, quattro delle quali formano il pronao adorno della cornice, dell'architrave e del frontone, su cui leggi scolpito Hypogeum. Il davanti scompartito in tre campate divise da colonne, essendo intieramente aperto, lascia libero allo sguardo la parte interna a stucco lucido, che ha forma quadrata ed è illuminata da un ampio lucernario, col fondo occupato dall'altare marmoreo, su cui è posto un bel marmo carrarese raffigurante la Maddalena ai piedi della croce, lavoro di Labus.

Ai Romani che abitarono la Brianza si attribuisce il nome di Villa Romanò e di Romanò, due terre vicine e poste ad oriente della strada, che percorriamo. Nella prima si veda la chiesa di San Lorenzo, che è probabilmente del secolo IX. con freschi degni di non essere dimenticati, e la casa Besozzi col giardino che gli sta dappresso. Nel Ronco Boccogno fu trovato del ceppo gentile, del quale si servì l'architetto Cagnola per la costruzione del suo palazzo, ma ben presto la cava non presentò che ordinaria pudinga per cui venne abbandonata. Romanò posto sur un alto fondo, bello, beato d'un esteso orizzonte ha della roccia arenaria nel territorio del Pertocco di proprietà Perego, della stessa natura di quella di Viganò, ma più tenera e soggetta a sfaldarsi. Nella sottoposta valle del Lambro scontri ad ogni tratto fabbriche di tegole o di mattoni. L'osteria di Bigonzo che trovi sulla via principale, poco dopo uscito da Inverigo, è quel Bigoncio più volte donato anticamente ai canonici di Monza.

Da qui prosegui ad Arosio, villaggietto coronato di vitifere colline, e posto in fertilissimo terreno. Oltre le bellezze comuni con tutti i paeselli che lo circondano mostra di proprio il palazzo erettovi da monsignor Olgiati, vescovo di Como, ora appartenente alla famiglia Borri. L'attività vi è ravvivata dalle filande dei signori Casati, una delle quali vanta ben più di cento mulini.

Gli utilissimi indicatori, da qualche anno providamente collocati su tutti i bivj, ti risparmieranno la fatica di chiedere la via per Giussano, poichè t'insegneranno appena uscito da Arosio, delle due strade che ti si parano innanzi a prendere la sinistra. Poco dopo uscirai dal distretto di Cantù per entrare su quello di Verano, in cui è posto Giussano. Qui è bella la chiesa, bella la villa Torri, bello il palazzo Mazenta, eretto a quanto si crede, secondo il disegno del celebre Pellegrino Pellegrini. Un Alberto da Giussano, uomo di gigantesca figura, fu capo della società formatasi nel 1176 sotto il pomposo titolo della Società della Morte, i cui membri giuravano di morire innanzi che volgere le spalle al nemico.

Di qui andiamo a Robiano, forse una delle antiche terre orobiche, come ne fa qualche fede il nome; indi a Verano, antichissimo castello ruinato nel 1222 dai Milanesi guidati dal demagogo Arrigotto Marcellino. Nulla merita in questa terra d'essere veduto più che la villa Trotti, ove sono con istrana vaghezza congiunti moltissimi oggetti, che parrebbero destinati a rimanere disuniti.

Di là finalmente calando per un insensibile pendìo giungi ad Agliate, posto sopra ambedue le sponde del Lambro, una delle antichissime matrici della. Martesana, ove nell'881 il vescovo Ansperto da Biassono fondò la collegiata. In tempi meno remoti ebbero il dominio misto di questa terra i Confalonieri, noti sotto il titolo di Conti d'Agliate.

Vago contrapposto coll'antica matrice è il tempietto che la contessa Luigia Confalonieri, figlia dello storico Pietro Verri, fece erigere sul colle della Rovella giusta il disegno del molto operoso Giacomo Moraglia, nel quale è da ammirare un San Giuseppe di Diotti. Amenissimi di vista sono la villa e il giardino Ciani, che fanno bella apparenza di sè sulla Costa d'Agliate. Di qui vedi la Grotta di Realdino, scavo rinomato di pudinga, operato dalle acque che corrosero una parte della terra; presenta delle incrostazioni stalattitiche, formate dal gemito delle acque filtranti nella pudinga; vedi Carate, una delle antiche delizie di Teodolinda, a cui si attribuisce l'erezione della torre. Qui dormono le ceneri di Romagnoli aspettando che l'ammirazione le onori del maestoso monumento di cui diede il disegno il valente ornatista Durelli. Nelle vicinanze d'Agliate abbondano i carbonati calcari, de' quali si fa uso, cuocendoli, per formare una calce di qualità inferiore.

Per rimetterci sulla direzione di Monza possiamo ritornare a Giussano e prendere poi la via che mena direttamente a Paina, luogo di posta, tagliato da quattro strade principali; una a settentrione, che è la principale, discende dalla Vallassina, l'altra meridionale conduce a Monza; la terza ad oriente viene da Verano, la quarta ad occidente guida a Mariano, a Cantù, a Como.

La situazione di questa parte del milanese cagiona un'eccessiva profondità delle acque sotterranee. In Desio i pozzi sono profondi ordinariamente 90 piedi; in Seregno quello di casa Carlini è profondo 132 piedi, e quel che è mirabile in Paina terra più settentrionale, e 60 piedi e mezzo più elevata che Seregno, non hanno che la profondità di piedi 129; e quel che è più mirabile nel casolare di Brugaccio, attiguo a Paina, il pozzo comunale non ha più di 22 piedi di profondità. Non mi sarebbe possibile assegnare la ragione di questi subiti cambiamenti, poichè è noto che il corso delle acque sotterranee dipende da tante circostanze, da inuguaglianza di suolo, dalla direzione delle sotterranee comunicazioni, da irregolarità accidentali di superficie, da strati d'argilla, che possono impedire la direzione d'una sorgente e tanto impedirla che sia obbligata a rigurgitare e sollevarsi all'altezza a cui non sarebbe destinata a risalire. Potrebbe questa ultima essere se non una ragione, almeno una conghiettura riguardo al pozzo di Brugaccio o Brugazzo. Quanto a quelli di Desio l'abate Amoretti dice d'aver assistito all'escavazione d'uno di essi, e d'avere osservato che fino alla profondità di 90 piedi si trovavano unicamente sabbie frammiste a ciottoli di granito, di gneis, di schisto, di serpentino, di pietra calcaria.

Ma è tempo che diamo riposo alla stanchezza delle membra, dopo tanti passi che abbiamo fatto tra molte bellezze, ora parlando con noi stessi, ora intrattenendoci coi cortesi contadini, sì facili ad affratellarsi collo sconosciuto; perchè incapaci di tradire, non sanno diffidare di nessuno.