[14]. È opinione che Brivio si estendesse anche al di là dell'Adda e che la cappella di Sant'Ambrogio collocata ad un quarto di miglio sulla sinistra del fiume ne fosse l'antica plebana. Ma il canonico Lupo sostenendo la prima, nega la seconda opinione. «Sappiamo, egli dice, che San Sempliciano depositò nella chiesa di Brivio i cadaveri de' martiri Sisinio, Martirio ed Alessandro, e ciò o vivente ancora Sant'Ambrogio o poco dopo la sua morte. Sarebbe quindi probabile che la chiesa in cui furono depositati fosse appunto quella che porta il titolo di questi Santi, e che è appunto l'odierna parrocchiale». Quanta forza sia in tale raziocinio, giudichino i lettori. Diremo invece che nel secolo XIII.º, a quanto pare, la città di Bergamo avea qualche giurisdizione su questa terra, poichè negli statuti di quella città, compilati sulla metà di quel secolo, il podestà di Bergamo giura «se alcun luogo o comune appartenenti per diritto alla sua podesteria fosse in pericolo, e principalmente Brivio colle sue attinenze, egli fedelmente cercherebbe ricuperarlo e ritenerlo; il che rinfranca la credenza di chi stima che una parte d'esso fosse collocata sulla riva sinistra dell'Adda. Degli antichi bastioni di Brivio sarebbe forse una reliquia il nome di Mura dato ad un gruppo di case sulla riva bergamasca? Ora del borgo non rimane che la porzione sulla sponda destra del fiume, e sulla tomba del resto corre l'aratro e crescono le biade; pochi ruderi e qualche ossa sono la sua lapide sepolcrale, ed una confusa tradizione è la sua storia». Vicende della Brianza.
[15]. La libertà, che mal si vende per tutto l'oro, con fatica, contesa e danaro acquistata, al borgo di Galbiate ed alle terre convicine per decreto regio finalmente arrise. Felice il 17 di giugno dell'anno 1654 in cui scosso il giogo dell'infeudazione e d'ogni inferiore giurisdizione, questo popolo sotto la vicaria podestà del potentissimo re delle Spagne e del milanese senato direttamente si pose. La memoria di tanta redenzione privatamente conservata nelle autentiche scritte di Francesco Giorgio Ottolino notajo della regia camera ducale, viene commessa pubblicamente alla custodia di questa lapide il giorno 18 settembre 1761.
[16]. Quest'acqua scaturisce in val di Brugora a piè del monte di Casate Nuovo, scorrendo entro a condotti per cinque miglia giunge fino al Gernetto.
[17]. Luca della Robbia scultore fiorentino del secolo XIV.
[18]. Si trova qui un gruppo del cavalier Fabris, rappresentante l'Addio d'Ettore ad Andromaca.
[19]. Tradotti dal signor G. A. Maggi colla seguente fedele versione:
Tre figli mi rapì sorte funesta,
Poi la moglie, or la figlia; ahi! che mi resta?
Deh! salir possa al vostro albergo anch'io,
Anime care, a rivederci in Dio!