FLAMMINIO. Io dico che costui non può esser cavaliere; anzi, è un traditore.

CLEMENZIA. Ascolta: c'è peggio. Tornando, ivi a pochi mesi, la giovane e trovando che 'l suo amante amava altri e da quella tale egli era poco amato, per fargli servizio, abbandonò la casa, suo padre e pose in pericolo l'onore; e, vestita da famiglio, s'acconciò con quel suo amante per servitore.

FLAMMINIO. È accaduto in Modena questo caso?

CLEMENZIA. E voi conoscete l'uno e l'altro.

FLAMMINIO. Io vorrei piú presto esser questo aventurato amante che esser signor di Milano.

CLEMENZIA. E che piú? Questo suo amante, non la conoscendo, l'adoperò per mezzana tra quella sua innamorata e lui; e questa poveretta, per fargli piacere, s'arrecò a fare ogni cosa.

FLAMMINIO. Oh virtuosa donna! oh fermo amore! cosa veramente da porre in esempio a' secoli che verranno! Perché non è avvenuto a me un tal caso?

CLEMENZIA. Eh! In ogni modo, voi non lasciareste Isabella.

FLAMMINIO. Io lasciarei, quasi che non t'ho detto Cristo, per una tale. E pregoti, Clemenzia, che tu mi facci conoscer chi è costei.

CLEMENZIA. Son contenta. Ma io voglio che voi mi diciate prima, sopra alla fede vostra e da gentiluomo, se tal caso fusse avvenuto a voi, quello che voi fareste a quella povera giovane e se voi la cacciareste, quando voi sapesse quello che la v'ha fatto, se l'uccidereste o se la giudicareste degna di qualche premio.