FLAMMINIO. È certo?
PASQUELLA. Certissimo. Io son stata presente a ogni cosa; io gli ho veduto dare l'anello, abbracciarsi, baciarsi insieme e farsi una gran festa. E, prima che gli desse l'anello, la padrona gli aveva dato… so ben io.
FLAMMINIO. Quanto ha che questo fu?
PASQUELLA. Adesso, adesso, adesso. Poi mi mandorno, correndo, a dirlo a Clemenzia e a chiamarla.
CLEMENZIA. Digli, Pasquella, ch'io starò poco poco a venire. Va'.
LELIA. O Dio, quanto bene insieme mi dái! Io muoio d'allegrezza.
PASQUELLA. Sta' poco, ché io ancora ho tanto da fare che guai a me! Voglio ire adesso a comprare certi lisci. Oh! Io m'ero scordata di domandarti se Lelia è qui in casa tua; ché Gherardo gli ha detto di sí.
CLEMENZIA. Ben sai che la v'è. Vuol forse maritarla a quel vecchio messer Fantasima di tuo padrone? che si doverebbe vergognare.
PASQUELLA. Tu non conosci bene il mio padrone: ché, se tu sapesse come gli è fiero, non diresti cosí, eh!
CLEMENZIA. Sí, sí; credotelo: tu 'l debbi aver provato.