2. Le novelle a cura di G. BROGNOLIGO, I (Bari, Laterza, 1910), 242 (nov. I, .16)

GL'INGANNATI

Questa commedia ebbe nel Cinquecento, precisamente come la Calandria, una ventina di edizioni; due altre ne ebbe sul principio del Seicento; poi non fu piú mai ristampata[1]. Eppure, anche nel rispetto artistico, essa può sicuramente annoverarsi fra le migliori del sec. XVI; e godé, ad ogni modo, di una cosí grande fortuna da esser conosciuta e imitata, non pure in Italia, ma anche in Francia, in Spagna ed in Inghilterra. Io pongo a fondamento della presente edizione la prima stampa veneziana del 1537: Comedia del Sacrifi- | cio de gli Intronati | da Siena MDXXXVII. | In Vinegia per Curtio Navo | et fratelli[e al termine dell'ultimo atto: Il fine della Comedia de gli Inganna- | ti In Vinegia Per Curtio | Navo, & Fratelli. | MDXXXVIII ]. Precede un'avvertenza di «Curzio alli lettori» che incomincia cosí: «Eccovi finalmente, o lettori, la tanto aspettata e desiderata comedia de gli Intronati, che io vi porgo: degna, per la invenzione, per la puritá della lingua e per l'arte con che è tessuta, d'esser da voi apprezzata e avuta cara forte tanto quanto altra che fino a questo di ne abbiate veduta». Segue all'avvertenza il testo poetico della festa cosí detta del «Sacrificio» (donde l'erroneo titolo stampato sul frontespizio e perpetuatosi, fino ad alcuni anni addietro, nei libri di bibliografia e di storia) che gli accademici Intronati di Siena celebrarono nel carnevale del 1531; viene poi la commedia, che fu rappresentata, come apparisce dal prologo, qualche giorno dopo la festa suddetta e che sola qui si ristampa; e, in ultimo, chiude il volumetto la Canzon nella morte d'una civetta «Gentil augello che dal mondo errante»[2]. Oltre a questa edizione, mi valgo, specialmente per le parti spagnuole, di quella compresa nella giá citata raccolta ruscelliana delle Comedie elette ove essa reca il seguente titolo: Il Sacrificio | de gl'Intronati, | celebrato ne i giuochi | d'un carnevale | in Siena. | Et | Gl'Ingannati, comedia | de i medesimi. | In Venetia per Plinio | Pietrasanta, | MDLIIII.—La stampa del 1537 ha quasi sempre «dinanci», «innanci» ecc.; ma anche, talvolta: «da hora innanzi» (a. I, sc. 3); «entrami innanzi» (ivi); «anzi l'ho in odio» (a. II, sc. 7); «vòimiti levar dinanzi?» (a. IV, sc. 1); «non vi ci fui mai dinanzi» (ivi). Io adotto, in tutti i casi, questa seconda forma.—A. I, sc. 5: «È ben vero che pregano Dio e 'l diavolo» (ediz.: «È ben che pregano…»)—Nell'a. IV, sc. 6, verso la fine, Pasquella minaccia lo spagnuolo di bagnarlo se non si decide ad andarsene; e Giglio, secondo l'edizione del 1537, risponde: « Testate l'agua, el fuogo porrò io a esta puerta » [precisamente cosí anche l'ediz. di Venezia, Giolito, 1560 e quella del 1538 che, all'in fuori dell'anno, è priva di ogni altra nota tipografica]. L'edizione, invece, del 1554 curata dal Ruscelli legge: « Heccia de l'agua, el fuego ponerò yo a esta puerta ». Ma né il « testate l'agua » né il « heccia de l'agua » dánno senso alcuno. Si avrá qui, come io penso, una forma del verbo « echar ». Per ciò, sopprimo il « h » di « heccia »; e, riunendo il « de » all'« eccia », scrivo: «_ecciade (italianizzamento di « echad ») l'agua_» = «gettate l'acqua». Per il rimanente, seguo, com'è naturale, l'edizione del 1537.—Al termine della commedia aggiungo l'indicazione «Scena VIII» sopra le parole «Stragualcia a li spettatori».

1. Vedi ALLACCI, Drammaturgia, col. 448; BRUNET, Manuel, III, 454; GRAESSE, Trésor, II, 236 e III, 427. Dico «una ventina di edizioni» senza determinarne il numero preciso perché non sempre le indicazioni dei bibliografi sono esatte; e l'inesattezza deriva, non di rado, da una doppia data che le antiche stampe recano: com'è appunto il caso di quella da me riprodotta che ha, in principio, il 1537 e, in fine, il 1538.

2. Dell'esistenza della stampa veneziana del Navo dubitò a torto C. LOZZI, Edizione del 1538 sconosciuta o non bene descritta d'una festa e comedia «degl'Intronati» sanesi in La bibliofilia, a. VII, disp. 1-2, pp. 33 sgg.; e a torto, per conseguenza, suppose che possa considerarsi come prima edizione quella, da lui descritta, del 1538 senza luogo di stampa né nome di stampatore.