PASQUELLA. Chi è?
GIGLIO. Voi misma.
PASQUELLA. Eh! Io son troppo vecchia per te.
GIGLIO. Vieia? Voto alla Virge Maria di Monsurat que me parecceis una moza di chinze o veinte annos. Vees, non le digais mas, per vostra vida, que non le puedo soffrir. Vedite piú presto se volite farmi qualche piazer, que vederite se vos trattaré da giovane o da vieia.
PASQUELLA. No, no. Galli, via. Non mi voglio impacciar con spagnuoli. Sète tafani di sorte che o mordete o infastidite altrui; e fate come il carbone: o cuoce o tegne. V'aviam tanto pratichi oramai che guai a noi! E vi conosciamo bene, Dio grazia; e non c'è guadagno coi fatti vostri.
GIGLIO. Guadagno? Giuro a Dios que piú guadagnarite con á mi que con el primo gentil ombre de esta tierra; y, aunque vos paresque cosí male aventurade, io son de los buenos y bien nascidos ydalgos de toda Spagna.
PASQUELLA. Un miracolo non ha detto signore o cavaliere! poi che tutti gli spagnuoli che vengon qua si fan signori. E poi mirate che gente!
GIGLIO. Pasquella, tomma mia amistade, que buon por á ti!
PASQUELLA. Che mi farai? signora, eh?
GIGLIO. Non quiero se non que seays mia matre. E io quiero ser vostro figliolo y, allas vezes, aun marido, se vos verrá bien.