VIRGINIO. Oh sventurata a te!

FABRIZIO. Questo sia sopra di voi.

VIRGINIO. Gherardo, di grazia, mettiamola in casa tua, ch'ella non sia veduta cosí.

GHERARDO. Non farò. Menala pure alla tua.

VIRGINIO. Per mio amore, fa' un poco aprire l'uscio.

GHERARDO. Non, dico.

VIRGINIO. Ascolta un poco. E voi aviate cura che costei non vada altrove.

FABRIZIO. Io ho conosciuti molti modanesi pazzi li quali non contarei per nome; ma pazzi come questo vecchio, che non stesse o legato o rinchiuso, non viddi alcuno mai. Guarda che bello umore! È impazzato in questo, per quanto mi sono accorto: che i gioveni gli paion donne. Oh! Questa è molto piú bella pazzia che quella che il Molza disse della donna sanese che gli pareva essere una vettina: essendo piú propio delle donne aver poco cervello che de' vecchi che, per mille ragioni, deveno essere savissimi. E non vorrei per cento scudi non poter contar questa pazzia alle veglie, al tempo dei carnovali. Or vengono in qua. Vediamo quel che dicono.

GHERARDO. Io ti dirò il vero. Da un canto, mi pare; dall'altro, no. Pure, se gli può domandare un poco meglio.

VIRGINIO. Vien qua.