sempre con l'arte sua la farà trista.[20]
Un'antica cronichetta[21] rappresenta, come in funebre fantasmagoria, il corpo sanguinoso esser portato per la città fra i pianti e le grida, e nella stessa bara, col capo in grembo, starsi tutta in lacrime la seduttrice fatale, o forse vittima innocente ella stessa delle suggestioni domestiche. Certo è che cotesta figura di donna, sott'ogni rispetto sciagurata, ritrae dal vero e in sè bene raccoglie i tanti e varî e ignorati patimenti che, per tanti anni appresso di cittadine battaglie, si accumularono sulla donna fiorentina:
.... infelici....
che il duol consunse; orbate
spose dal brando; vergini
indarno fidanzate;
madri che i nati videro
trafitti impallidir.[22]
Quel «nobilissimo e feroce leone» del quale racconta la cronica che si teneva pel Comune nella piazza di San Giovanni, — e uscito della sua stia, correndo verso Or San Michele, afferra un fanciullo, e «tenealo tralle branche»; e la madre, «che non ne avea più» se non questo che «le rimase in ventre» quando le fu ucciso il marito, «come disperata, con grande pianto, scapigliata, corse contro il leone, e trassegli il fanciullo delle branche, e il leone nullo male fece al fanciullo nè alla donna, se non ch'egli guatò e ristettesi»;[23] — e' rendeva, il leone, i figliuoli alle madri: ma il Comune, del quale egli era superbo simbolo, li divorava senza pietà. Altre madri sulle vie di Firenze imitarono quella d'Orlanduccio del Leone; ma esse chiedevano pietà agli uomini, e agli uomini di parte! «Deh quanto fu la dolorosa madre de' due figliuoli ingannata!» (una madre di Guelfi Bianchi de' tempi di Dante) «che con abbondanza di lagrime, scapigliata, in mezzo della via, ginocchione si gittò in terra innanzi a messer Andrea da Cerreto giudice, pregandolo, con le braccia in croce, per Dio s'aoperasse nello scampo de' suoi figliuoli. Il quale rispose, che però andava a palazzo: e di ciò fu mentitore, perchè andò per farli morire».[24] Oh se nell'attraversare oggi quel tetro maestoso cortile, nel salire le lunghe erte scale di quel Palazzo del Podestà, studiosi e commossi visitatori delle reliquie del nostro passato, pensassimo di quanto sangue furono bagnate quelle pietre più che sei volte secolari, dovremmo dire che a cancellarne la traccia, non ci voleva meno delle lacrime tante che quel sangue è costato!