[198]. Dell'antico linguaggio nuziale fiorentino, vedi illustrazione d'alquanti esempî in alcune pagine (I, 1103-1107) dell'altro mio libro Dino Compagni e la sua Cronica.

[199]. § XXV, secondo la comune divisione primamente introdotta da A. Torri. Le edizioni del Witte (1876) e del Casini (1885, 1891) l'hanno in alcune parti modificata.

[200]. § cit.

[201]. Vedasi Vita Nuova § V, e l'illustrazione di A. D'Ancona (edizione pisana del 1884) a quel §. Vedi anche M. Scherillo, Alcune fonti provenzali della Vita Nuova di Dante; Napoli, 1889: e l'VIII e il X de' suoi Capitoli della biografia di Dante; Torino, Loescher, 1896.

[202]. Vita Nuova, § IV.

[203]. Vedi le illustrazioni del D'Ancona al § VI della Vita Nuova.

[204]. Per questa frase del tempo, vedi il cit. mio libro su Dino Compagni, I, 420 e 337.

[205]. Purg. xxx.

[206]. Di questa sovrapposizione dell'ideale al reale, nella poesia amorosa de' nostri antichi, è cenno — cenno, com'egli suole, di largo gesto comprensivo — in una bella pagina di Gino Capponi (Scritti editi ed inediti; Firenze, Barbèra, 1877; I, 141-142); e l'addurla qui, non dissonante da' concetti miei, mi è sommamente caro e prezioso: «.... la Giovanna di Guido Cavalcanti, o la Beatrice di Dante, o la Selvaggia di Cino, o la Laura del Petrarca. Intorno ad esse noi disputiamo lite impossibile a risolvere, fatti incapaci come noi siamo a insieme congiungere e comprendere in un pensiero solo la forma terrena e una ideale bellezza, e ad innalzare l'affetto senza attenuarlo, svanito fuori d'ogni realtà, sì ch'esso divenga concetto sterile della mente. Collocò Dante la Beatrice sua ne' più alti seggi del Paradiso, accanto alle donne che sono a noi più venerande; dunque era donna la sua Beatrice: ma ell'era insieme viva immagine di quell'idea per cui la vista dell'alta bellezza diviene affetto pei sommi veri, idea che non ha quaggiù riflesso di sè più degno che in un bel volto a cui s'affacci una pura anima di fanciulla. Nel sommo cerchio del Paradiso un seggio vuoto era per Arrigo, perchè dall'uomo in cui sperava, Dante saliva a quell'idea che nell'ordine politico era la cima de' suoi concetti. Questo continuo trapassare che facean gli animi più elevati dalle sensibili alle astratte e di qui alle divine cose, fu la poesia di quell'età».

[207]. § II.